“ FORMIDABILI QUEGLI ANNI”


“Formidabili quegli anni” è il titolo, tanto per restare in tema, di una bellissima canzone di Roberto Vecchioni, tratta dal suo ultimo album “L’Infinito”. Una canzone di forti emozioni, di quando il tempo sembrava brevissimo, tanto si aveva da pensare e da fare; non un malinconico ricordo, ma una generosa rivisitazione di occasioni create a volta dal nulla, e vissute intensamente, per il piacere di stare insieme agli altri, e di comunicare il proprio esserci. Formidabili quegli anni delle “radio libere”, che Gennaro Loffredo rievoca, con grande precisione e capacità di approfondimento, in questa sua pubblicazione, quando descrive minutamente l’entusiasmo giovanile di lanciare nell’etere la propria voce, le canzoni più belle, le notizie del piccolo paese alle quali nessun telegiornale nazionale o regionale avrebbe dato voce. O quando inquadra, con grande precisione storica, il periodo e gli accadimenti di un mondo che cresceva dentro prima ancora che nelle forme esteriori; e si consolidava nei pensieri e nei modi di vivere, fino a rendere superabili enormi difficoltà organizzative ed economiche. – Ho tratto questo brano dalla prefazione che Gennaro Loffredo, giornalista ed amico di Teano, mi chiese di scrivere per il suo lavoro editoriale “Storia ed evoluzione delle radio libere oscurate dai “network”, nelle edicole da pochi giorni. Un lavoro appassionato che dà lustro e memoria ad un periodo storico di grande risveglio generazionale, di proficua partecipazione giovanile, di stimolante impegno culturale. Un periodo soffocato lentamente e ad arte dal potere economico in combutta, come sempre, con quello politico; durato poco, ma importante e purtroppo, per i già denunciati motivi, dimenticato con troppa facilità. Un periodo che interessò anche la nostra cittadina, dove sorsero ben quattro radio “libere” e “locali”: la prima fu “Radio Uno Teano”, della quale mi onoro ancora di essere stato tra i fondatori, poi vennero Radio Achab, Radio Borgonuovo e Radio Ghibli. Il tutto in un periodo in cui l’interesse e la partecipazione cittadina ai problemi civici erano soffocati da maggioranze politiche quasi bulgare. Un libro da acquistare e leggere per comprendere meglio gli sforzi compiuti da tanti giovani di quegli anni (dal 75 in poi) per dare visibilità e sostegno ad idee nuove e speranzose, ma soprattutto per aiutare una auspicabile liberazione ideologica, forse nell’aria, ma ancora localmente lontana. E per evitare di ricadere nella gora dell’immobilismo ideologico e dei personalismi trionfalistici. Un libro da leggere perché sovente, ahimè, la storia si ripete.

Claudio Gliottone

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