Caro Direttore,
oso sperare che non tirerai fuori il “cartellino giallo”, e men che mai quello “rosso”, se entrerò a gamba tesa nel dibattito politico o pseudo tale iniziato giorni fa su queste pagine.
Gli è che il modo in cui sono stati esposti gli argomenti evidenzia una cosa sola: che la maturità politica del nostro elettorato non esiste più da lunga pezza. Ogni decisione elettorale e poi amministrativa (sì, anche amministrativa) viene assunta da persone mai, almeno sinora, espostesi personalmente ma gestori (chissà come) di larghe maggioranze di voti tali da poter realizzare tutto questo.
Ne scaturisce che la doverosa capacità di elaborare idee; di pensarle coerenti ed aderenti ad una visione politica di ampio respiro, fosse pur solo amministrativo; la necessità di confrontarle con le idee di altri gruppi o partiti; la saggezza di saperle modificare se utopistiche o irrealizzabili, cioè se solo “specchietti per le allodole” o difenderle se innovative e costruttive; ma soprattutto IL DOVERE di esporle allo elettorato perché esprima la sua opinione su “progetti” e non su “uomini”, che nei fatti non son portatori di alcun progetto, risiedendo questi solo nella mente di chi non si espone: tutto questo è andato, perdonami il francesismo, a farsi fottere da almeno un quindicina d’anni. Da questo senza dubbio nasce il ristagno sociale, ambientale, economico, culturale della nostra città; e soprattutto il ristagno partecipativo e necessario di chi ancora conserva ideali liberali e democratici.
Questa brutta situazione mi porta alla mente la storiella scritta da un grande favolista greco antico, Esopo:
”Le rane cercano un Re”. Narra di un gruppo di rane che, per portare ordine nel loro stagno chiedono a Giove un re: Giove fa cadere nello stagno un pezzo di legno (travicello) che, essendo inanimato, si limita a galleggiare. Tutto rimane come prima e ad una successiva lamentela degli anfibi Giove fa cadere nello stagno un serpente che in quattro e quattr’otto divora tutte le rane. E nello stagno regnò l’ordine!
La storiella fu ripresa, nel 1852, dal Poeta Giuseppe Giusti. Ne trascrivo solo le rime finali, riferite a Giove che risponde alla seconda lamentela delle rane:
“Volete il serpente
Che il sonno vi scuota?
Dormite contente
Costì nella mota,
O bestie impotenti:
Per chi non ha denti
È fatto a pennello
Un re Travicello
Un popolo pieno
Di tante fortune,
Può farne di meno
Del senso comune.
Che popolo ammodo,
Che Principe sodo,
Che santo modello
Un re Travicello!
Non resta che distribuire le parti per la rappresentazione elettorale del prossimo anno.
Secondo Voi, nella nostra realtà amministrativa:
- Chi è Giove?
- Chi sono le rane?
- Chi sarà il prossimo Re Travicello?
- Quando sarà ufficialmente tirato fuori dal cappello?
E le stelle staranno a guardare.
Così, come Noi, saranno solo “pubblico” anche loro!
Claudio Gliottone

…CHE SANTO MODELLO, UN RE TRAVICELLO! …
…CHE SANTO MODELLO, UN RE TRAVICELLO! …
TEANO LA POLITICA RINSECCHITA COME I TIGLI.
CIVILTA’ E NICHILISMO : SINONIMI O CONTRARI ?
TEANO E I SUOI FILOSOFI. 
