Esiste l’errore perché esiste la verità. I titolisti evitano la ripetizione dell’incipit, è cacofonica, meccanicistica, tautologica, ma qualche volta è insistenza sul punto, è martellamento concettuale, è il ritorno a ciò che deve essere visto. La filosofia non è produzione linguistica, non è una sequenza ordinata di frasi. Non è eleganza sintattica ,né un lessico alto disposto in modo plausibile. E’ il lavoro sul fondamento, sulla necessità, sull’opposizione, sulla differenza, sulla tenuta dell’argomentazione. E’ il tentativo di cercare ciò che regge (l’episteme ),rispetto a ciò che si lascia smuovere, il controvertibile. Uno dei luoghi in cui la filosofia incontra uno dei suoi maggiori limiti è quello tra significato, linguaggio e verità , anche perché la parola non è la cosa detta . Va abbandonata l’assunzione che il criterio di sensatezza di un enunciato sia la sua traducibilità in logica formale o verificabilità empirica . E’ storicamente una tesi fallita: il principio di verificazione non è esso stesso verificabile. La ripetizione può servire proprio a far emergere questa tensione . Ripetere il concetto filosofico serve a restituire il travaglio attraversato, quello che sfugge ai più , per complessità ma anche per eccessiva familiarità con ciò che si intuisce come evidente. L’evidenza non è un concetto innocente, consideriamo evidente ciò che la logica formale pone come tale , ma chi si sforza di andare oltre il senso comune, sa che la logica non è principio , è già strumento, sovrastruttura, metodo ,tutto ciò che coglie l’essere in un orizzonte di senso già dato. Chiedere alla dimostrazione logica di mostrare o confutare il principio, è domandare dell’essere , è mediare l’immediato. Il pensiero è il luogo dove si dà il Tutto, è lì che appare anche la logica in tutta la sua necessità , ma anche in tutto il suo limite a uno sguardo che sappia guardare oltre i suoi confini , oltre quel finito a cui la mente umana è educata. Hegel, ricorda a Kant che nessun finito potrebbe esistere se non avessimo contezza del concetto di infinito, non è il primo a farlo nella storia del pensiero, il polemòs necessario a determinare l’identità è già Eraclito a tematizzarlo con la guerra dei contrari . Non si pensa davvero una posizione se non si è capaci di vedere ciò che essa esclude, ciò contro cui si determina, ciò che deve attraversare per non restare semplice opinione. L’opinione non è il tentativo di cercare la verità, ma di affermare sé stessi. Parafrasare un pensiero non significa ancora averlo pensato. Ripeterlo non significa possederlo. Dire qualcosa che abbia valore, significa aver già riconosciuto anche l’opposto. Significa entrare nel merito di ciò che viene detto, vedere se regge, se si determina, se sa sostenere il confronto con ciò che lo nega. Nessuno strumento può creare il pensiero, come nessuno scritto può restituire verità se non è passato dalle Forche Caudine dell’Elenchòs aristotelico , dalla determinazione per opposizione. Se non ci fosse verità come faremmo a dire che qualcosa è errore? Per poter negare qualcosa , quel qualcosa deve apparire. L’errore è proprio la negazione di ciò che appare da sé, senza alcuna mediazione, ma appunto immediatamente. Non appare da sé che il negativo del negativo resta negativo? Che la guerra alla guerra resta guerra? Che la forca per l’assassino resta assassinio? Era il 1764 che Cesare Beccaria scriveva “ Dei delitti e delle Pene “, denunciando l’ingiustizia della giustizia . L’umanità venuta dopo non può non sapere che la legge ancora non è la giustizia. Quando abbiamo smesso di credere nell’errore come in un evocativo della verità? Da quando abbiamo cominciato a pensare che bene e male fossero punti di vista? Che l’uomo valesse per quanto di Caino custodisce dentro di sé? Quando ci siamo convinti che suprematismo, imperialismo, colonialismo siano mali più accettabili dello sbarco di migranti disperati che crediamo abbiano un solo scopo : delinquere , stuprare donne, e sindacare sui crocefissi delle nostre aule scolastiche . Hannah Arendt dice che la perdita dell’empatia umana è uno dei primi segni di una cultura sull’orlo della barbarie. Ma cosa ne abbiamo fatto dei neuroni specchio, della carità , della misericordia ? Dove sono finiti i nonni come il mio, che quando arrivavano in paese i bimbi a piedi nudi dei circhi poveri ne faceva un dramma personale, e non si accontentava di zittire la sua coscienza con l’economia povera delle sue tasche , li metteva in fila per due e bussava alla porta del vescovo, chiedendo alla chiesa di assolvere al suo compito primario, quello di aver cura dei meno fortunati. Dove sono le donne che nascondevano estranei in casa, rischiando la loro vita , per salvarli dalla furia degli eserciti invasori? Dove sono le puerpere che allattavano anche i figli di altre donne che non potevano farlo? Dov’è quell’umanità caritatevole , che sentiva il dolore degli altri come insopportabile, quell’umanità che cantava Gaber : quella che non poteva essere felice se non lo erano anche gli altri. Siamo veramente un popolo di forcaioli? Pronti a pretendere la pena capitale per il disperato che ruba la borsetta ( per quanto esecrabile) , e a rispettare con timore reverenziale politici disonesti, gente che nega il futuro alle generazione a cui spetta di diritto oltre che di fatto.” Prima gli italiani” , è diventato un imperativo categorico , sembra invocare giustizia, ma la giustizia può essere suprematista? Può essere etnica? E’ possibile confinare i diritti umani nei limiti fisici e culturali di uno Stato? Tutti pronti a infilzare col forcone il migrante arrogante: vuoi veder che adesso l’umanità di serie B può permettersi anche l’arroganza, quella è prerogativa di noi occidentali , l’abbiamo meritata sul campo : abbiamo colonizzato, creato imperi, usurato il pianeta di tutti, sottratto materie prime, depauperato un pezzo enorme di mondo, schiavizzato, sterminato popoli , fatto uso della bomba atomica, affamato intere popolazioni, con guerre, default finanziari, embarghi genocidari . E ’questo che resta dell’Occidente ? Dell’archè del pensiero umano, della culla della civiltà? Quanto sarà importante capire cos’è il pensiero umano ? Sembra ancora possibile considerarlo quell’astratto che la tecnica moderna derubrica a un nulla di fatto? E quanto conta scendere a fondo nel significato del nulla? Quello che la stessa filosofia fatica a tematizzare: il linguaggio tenta a entificare quello che nomina , tanto che i filosofi parlano dell’aporia del Nulla , per far passare la difficoltà di restituire il senso di un concetto che sia solo forma priva di contenuto. Il nulla è nulla, vale solo come positivo significare , ma questo non da consistenza ontologica a qualcosa che non c’è l’ha . Resta un concetto contraddittorio , che fa ancora oggi litigare i filosofi, perché massimamente necessario a salvare l’ESSERE : L’essere è essere proprio perché non è nulla. Questa digressione , non è sospensione di quanto si va dicendo, è semmai rafforzamento di quei concetti di cui amiamo metabolizzare solo la struttura logica ,quella con cui crediamo di poter zittire quei rigurgiti coscienziali a cui pensiamo come a una nostra funzione e non come al luogo della manifestazione dell’ESSERE. E’ questo il motivo che ci rende facile essere giustizialisti con i deboli , e garantisti verso i nostri governanti , che vediamo indagati, imputati, condannati, prescritti, riciclati, eppure continuiamo a votarli , e addirittura a prenderne una sorta di difesa morale. Ma rubare, truffare, macchiarsi di peculato, senza mettere il coltello alla gola di qualcuno, basta per essere assolti ? Basta per apparire degni della guida di un paese? O è lecito pensare che guardiamo ai nostri veri carnefici come dei dritti che fregano il sistema? Peccato che in quel “sistema” ci sono dentro anche le persone oneste, quelle che si svegliano presto ogni mattina per vivere una giornata come tutte le altre, fatta di corse, di lavoro ,di sacrifici, di tasse pagate in nome di un patto con la Stato , che dovrebbe rispettare , restituendo la salute garantita a tutti, una scuola che educhi prima che distribuire competenze, , un lavoro che non ammazzi 3 persone al giorno , oltre che apparire come un privilegio e non come un diritto. L’italiano medio giustifica chi sottrae soldi alla sanità, alla scuola, ai servizi pubblici, a chi evade milioni di euro per poi starsene impunito su una spiaggia di qualche paradiso fiscale, dando l’unica colpa di tutti i nostri disagi all’immigrato. In un sistema che funziona sulla corruzione , l’onesto sente di stare dalla parte sbagliata, è l’onestà stessa a dargli torto. E’ lo stesso italiano che assolve la donna che ha investito il migrante che le ha sottratto la borsetta, ammazzandolo brutalmente, passandogli sopra più volte con la sua auto. Perché contro il politico di turno che ci ruba un ospedale pezzo pezzo , che ci proibisce di curarci vicino casa, non rivendichiamo la stessa sorte che auguriamo al migrante ladro? Ma APPARE alla coscienza come ERRORE, o pensiamo che con un lavoro di logica formare ,quello dell’intelligenza ridotta a intelletto astratto, possiamo farne una lavatrice dove l’assurdo , con i giusti additivi di una morale low cost, ci possa essere restituito come giustizia, come stato di diritto? Che il problema dell’Italia siano gli stranieri, fa comodo al ladro in cravatta, al politico corrotto, ai legislatori disonesti ,all’imprenditore che evade milioni, a chi paga in nero, a chi truffa lo Stato ; bisognerebbe sempre fare il punto : le idee che dominano sono dei dominanti. Siamo ancora intelligenza umana, o quella artificiale ha già preso il sopravvento? Papa Leone XIV, nella sua prima enciclica “Magnifica Umanitas”,esorta a rimanere “ artigiani della speranza”, costruendo una società fraterna, in cui l’uomo rimanga al centro, nonostante l’ingombrante paradigma dell’A.I. che si va professando come il nuovo ASSOLUTO. Il Papa richiama l’immagine biblica di Neemia . L’uomo che davanti alle mura distrutte di Gerusalemme non si limitò a contemplare le rovine ma pregò, progettò e ricostruì , mattone dopo mattone, riportando Dio nell’orizzonte dell’agire umano. Io direi che potremmo accontentarci di ridare alla verità il posto che merita , per restare umani, per non essere sempre e solo errore, per tentare di assomigliare più a Abele che a Caino . Abbiamo imparato insieme, nel corso di questa officina di idee, che ogni potenza evoca già impotenza , che ogni verità passa dall’oltrepassamento dell’errore, e saperlo non più essere come non saperlo. Farci vivere nella menzogna serve a diseducarci al valore della verità : se la menzogna esiste, è proprio perché esiste la verità, altrimenti tutto diventa sovrapponibile. Ma IO so di essere IO , ed è quanto basta per avere contezza che la verità non è solo un sapere , ma anche un’esperienza. Questo dovrebbe rendere filosofo chiunque, e non solo gli esperti che ne fanno scienza. Filosofare è il riguardo alla tenuta dell’argomento , che si determina in forza dell’argomento stesso, non per volontà di chi lo divulga , nè per la bellezza della terminologia, né per l’importanza della vetta che si prova a raggiungere , è la verità stessa che appare, se c’è . Nessuno strumento può costruirla , neppure l’intelligenza artificiale per quanto miracolosa per la quantità dei dati contenuti , non può far apparire la verità interpretandola : necessariamente è solo ciò che si mostra da sé. Tutto il resto, tutto il mediato, è già parere, interpretazione , gli stessi dati scientifici sono fede nel dato : il dato è uguale a sé stesso solo nell’evento in cui si dà ,oltre quel momento è sempre soggettivismo, transitorietà , partecipazione. L’apparire dell’ESSERE è il focus della filosofia autentica, del pensiero come luogo della verità. Pasolini negli Scritti Corsari dice che per trovare autenticità cerca nel sottoproletariato. I proletari si erano già guastati,volevano già assomigliare a quella classe borghese che non aveva più la coscienza infelice di Engels e Marx , a coloro che generavano frustrazione, alienazione, che vivevano di un eccessivo benessere, generato dallo sfruttamento del lavoratore . L’essere si era già obliato, l’individuo comincia a identificarsi con i beni che consuma e trova la sua anima nella sua automobile, nel televisore, nella casa a livelli sfalsati. Il progresso , l’emancipazione promessa dal neoliberismo che sconfessava il comunismo come utopico, per porsi come ipostasi della libertà , della felicità, del mondo migliore possibile , può essere ancora sostenuta da un’intelligenza che non si mortifica nell’intelletto agorofobico? Che non accetta riduzioni ideologiche? Il nostro corpo è uno spazio politico, l’imbroglio, il sopruso, la sopraffazione , le ingiustizie prodotte da chi ci governa , è la nostra carne viva a sentirle . Buoni, cattivi, onesti, disonesti, condividiamo tutti la stessa scacchiera di gioco, il sistema è talmente potente da inglobare tutti, anche chi lo contesta , anche i dissidenti, facendone minoranza sparuta, irrilevanza sociale, elemento di scarto , ma non abbastanza da non essere energia favorevole al sistema , suoi ingranaggi : contribuenti, fruitori, utenti , consumatori . Entrare nel merito di ciò che viene detto, significa imparare a sostenere il confronto con ciò che nega il nostro argomento, e se riesce a stare nonostante questo ,altrimenti nessuna posizione può essere assunta come veramente giusta. Per questo ,spesso chi vuole confutare qualcosa che avverte come valida, usa la fallacia ad hominem , screditando la persona, non riuscendo ad attaccare l’argomento , senza neanche provare ad entrare nel merito. Non si pensa davvero a una posizione se non si è capaci di veder ciò che essa esclude, ciò contro cui si determina. Ciò che deve attraversare per non restare semplice opinione . La verità appare da sé, l’apparire non è dimostrabile, se riduciamo tutto al paradigma tecnico scientifico, e quindi a considerare nulla ciò che non è dimostrabile , l’intelligenza artificiale ci sembrerà non solo più efficiente di quella umana , ma anche più utile, più necessaria, più giusta. Per la filosofia autentica l’essere non è ipostatizzazione ,non è qualcosa posto al di là degli essenti , è quel comune denominatore in cui tutto ciò che è, è sé stesso e non altro da sé . L’essere non appare a qualcuno , appare a sé stesso . L’A.I ontologicamente non potrà mai amare, perdonare, soffrire con chi soffre, non potrà mai portare dentro di sé la dimensione coscienziale che si autoriconosce, né quella della responsabilità, o quella della misericordia. Il nostro tempo è segnato dal passaggio della globalizzazione economica a quella tecnica, questo è il punto che la cultura contemporanea si rifiuta di vedere, continua a credere che la tecnica sia qualcosa a nostra disposizione e che la crisi sia economica, e che dunque basti un rimedio economico : più austerità, meno austerità ,più regolamentazione, meno regolamentazione, più Stato o meno Stato. Ma il cambio di modello è molto più profondo di quanto la cultura contemporanea sia disposta a sondare. Non si tratta di correggere il capitalismo, ma di vedere che il capitalismo stesso che sembra essere il padrone del mondo, non è più quel decisivo che crediamo essere. Così come assistiamo all’evaporazione del cristianesimo, della politica, della democrazia, vedremo tramontare anche il capitalismo per mano della tecnica: la volontà di potenza vuole solo sé stessa. La volontà per sua dinamica strutturale non può che volere, se non dovesse volere , non sarebbe più volontà, e la tecnica non vuole quello che vuole il capitalismo cioè il profitto privato, ma il suo autopotenziamento, che si va assolutizzando, perché qualsiasi forza, capitalismo compreso, ha bisogno del mezzo tecnico per poter essere efficiente . Non ci salveremo tornando indietro, ma educandoci a vedere l’ESSERE di tutte le cose così come si dà, la verità e non la sua spiegazione . L’educazione occidentale prepara a stare dentro la situazione storica, ma a differenza di Prometeo che aveva incatenato la tecnica, la filosofia moderna le dice di avere le gambe per correre. Senza giustificazione filosofica non avremmo alcuna civiltà della tecnica, ma questa non è un’apologia alla filosofia , è il suo necrologio , perché in un mondo dove la tecnica è la forma mentis assoluta , il pensiero vero non può che essere sacrificato sull’altare di quanto chiamiamo benessere, di ciò che nasconde la manipolazione dei bisogni umani. Siamo proprio sicuri di stare così bene? Sarà vero che il paradiso della tecnica , quella che ci allunga la vita, che sfama quella volontà di potenza di matrice nicciana, che ci aiuta a superare quanto pensato come limite umano , sia l’inveramento di un’umanità evoluta come la nostra? Severino dice che c’è qualcosa di molto più decisivo, nonostante l’apparire di cui parla non sia dimostrabile, non per un difetto del linguaggio, ma perché ciò senza cui il linguaggio , la dimostrazione, e persino la loro contestazione , non potrebbero avere luogo, non potrebbero apparire. Se il principio fosse dimostrabile, non sarebbe principio ,non sarebbe abbastanza originario. L’uomo è errore nella misura in cui si è separato dalla verità . Già Adamo non si è accontentato dell’intero Paradiso , ha voluto appropriarsi a tutti i costi di quell’unico frutto proibito, volendo già diventare altro da ciò che era. E’ possibile non avere ancora contezza di quanto il valore della verità pesi sulla nostra esistenza ? Di quanto il pensare di poter diventare altro da ciò che siamo abbia dislocato il vero baricentro dell’uomo? E’ possibile ancora ignorare che se c’è un ERRORE ( peccato) originale è perché c’è una verità originaria? L’episteme è crollata nella misura in cui non abbiamo più creduto nell’errore ,non siamo riusciti a salvarlo come necessario alla verità. La nostra situazione storica è avvolta dal dominio della tecnica, per cui la scuola” migliore “non può che educare a questo dominio, e non alla verità, mentre si crede emancipatrice ripete la grammatica del peggiore senso del nichilismo : quello che entifica il nulla , e nullifica l’essere. Martin Heidegger lo tematizzerà nell’opera filosofica più famosa del ‘900 “ Essere e Tempo “, dove l’oblio dell’essere appare come il vero peccato originale, che gli farà dire “ solo un dio ci può salvare”. La pedagogia occidentale , nella sua forma più classica e rispettabile, è preparazione alla civiltà della tecnica. Il mondo è visto come qualcosa di disponibile alla trasformazione, per cui la tecnica non è un incidente della storia : ne è il compimento coerente. Educare al pensiero vero non vuol dire fabbricare un soggetto migliore, ma destare lo sguardo al senso fondamentale delle cose. Non trasformare l’uomo, ma liberarlo dall’incantesimo che lo persuade di essere qualcosa che deve diventare altro . E’ risveglio, è educare a vedere ciò che E’ , nella sua verità originaria, come parte di una coscienza universale infinita . Antonio Gramsci rinuncerà alla libertà , pur di non perdere sé stesso , scriverà: “ La cultura è organizzazione, disciplina del proprio io interiore , conquista di coscienza superiore, per poter comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, e i propri doveri “. Chi per salvare la verità è disposto a dare in cambio anche la sua vita , APPARE credibile. La sua è una credibilità fondata, non storicistica, perché ciò che vale davvero, vale sempre. La verità deve essere capace di negare la sua negazione : l’innegabile è proprio ciò la cui negazione si autonega , qualcuno dovrebbe dire ai relativisti che l’ingenuità si addice ai bambini , e a coloro che non sanno di non sapere. Fedor Dostoevskij scrive L’idiota a metà ottocento, per esplorare il contrasto tra la bellezza morale e l’ipocrisia della società corrotta . La frase più iconica del romanzo è “ La bellezza salverà il mondo “”. La fa pronunciare al principe Myskin , l’incarnazione della verità , unica figura cristologica possibile in un mondo dove l’onestà è idiozia. La filosofia , anche quella di Dostoevskij non è mai chiacchera colta, è sempre amore per la verità , è questo a ostracizzarla, quanto a farne l’imprescindibile. La teoria evoluzionistica dice che a sopravvivere sia il più idoneo non il migliore, ma cosa codificare in quel “idoneo “ se lo scatto evolutivo ci ha fatti passare da Aldo Moro a Vannacci? Da un grande uomo di Stato a chi non vale la pena neanche commentare, per lasciare il grado di civiltà di quello che dice alla coscienza di ognuno. Aveva ragione il poeta Ungaretti in quella famosa intervista rilasciata a Pasolini : un atto di civiltà è anche un atto contro natura ,nella misura in cui ci allontana dalle nostre pulsioni ataviche in nome di un sapere che emancipi davvero l’uomo da sé stesso. Vannacci annaspa proprio in quelle pulsioni, in quanto di animale rimasto nella nostra genetica. La vera emancipazione è un fatto culturale, valoriale, non naturale come sostenuto da Vannacci . Il populismo segue il web ( una delle espressioni più basse del pensiero umano), non lo influenza, conta sugli stimoli naturali, non sulla civiltà ,sull’uomo per quanto di atavico conserva, per quanto dolore custodisce per l’essere stato prima preda che cacciatore . Conta sulla capacità di essere la nostra parte peggiore, su quanto siamo disposti a fare spazio a Caino : sul nostro scegliere di essere errore , riaccreditando a nostra insaputa quella verità di cui neghiamo l’esistenza.
Sul nostro pianeta ogni 5 secondi muore un bambino sotto i 10 anni,di fame.Vogliamo collaborare a sacrificarli come scarto necessario?O sarà il caso che ognuno di noi senta l’urgenza di gridare “NON IN NOME MIO”
FERRARO ANNA

ESISTE L’ERRORE PERCHE’ ESISTE LA VERITA’.
ESISTE L’ERRORE PERCHE’ ESISTE LA VERITA’.
AL PEGGIO NON C’È MAI FINE! APPUNTO…….
33 ANNI E NON SENTIRLI.
LUCIANO, “E’ ‘O POPOLO CHE ‘O VO’ ”. 
