Cari Pasquale e Marco,
mi perdonerete se non utilizzerò nei vostri confronti il rispetto che meritano a prescindere un Direttore ed un Editore.
Con rammarico, ed un senso profondo di sconfitta, scrivo il mio ultimo, appendendo poi la penna al chiodo. Una decisione che mi frulla in testa da tempo.
Semplicemente grazie x avermi dato la possibilità di scrivere su questo giornale.
Una delle goccie che ha fatto traboccare un vaso già stracolmo da tempo, lo sfogo del mio fraterno amico Pietro Balletta della Locanda de Foris, che ha dovuto assistere inerme ed impotente all’ennesimo danneggiamento di altalena e scivolo nei pressi del suo locale, che con amore e pazienza ogni volta ripristina dopo che qualche balordo li prende di mira.
“Ma bastaaa mi arrendo non so più quante volte ho provveduto al ripristino e a mie spese pensando sempre che non sarebbe più accaduto , ma bastaaaa”.
Quante volte con lui ne abbiamo parlato. Siamo amici dalle elementari. Frequentavamo la stessa classe. Nelle nostre chiacchierate, mi ha condiviso la sua amarezza nell’aver scelto di impiantare qui la sua attività commerciale. Altrove, avrebbe avuto sicuramente ancora più successo di quello che merita. Quanti sacrifici.
Ingenuamente, ascoltandolo, lo invitavo a non pensarci. Siamo amici da troppo tempo. Ci scambiamo gli auguri di buon compleanno da oltre 50 anni. Mi diverto, ogni volta che lo produco, a dargli una bottiglina del mio feudoncello. Lui ricambia sempre con una bottiglia di buon vino. Un anno gli regalai anche un cappellino estivo con il logo del Feudidiviaanfiteatro. In segno di gratitudine, lo tenne esposto tra i grappoli di pomodorini del piennolo nella locanda.
Come non dargli ragione.
Quel suo BASTA è anche il mio. Che senso ha continuare a tentare di animare un malato, ormai morto da tempo e per di più in avanzato stato di decomposizione?
Ma solo io e lui lo vediamo?
Qualche altro amico a me molto vicino, a cui ho confidato l’intento di smettere di scrivere, e di lasciare ogni altra “silente” collaborazione con diverse associazioni locali, mi ha chiesto se sia giusto o meno mollare. Di rimando, ho replicato: perché no?
Che piaccia o no, sarò diretto e senza mezze parole:
Siamo ormai un paese ridotto ai minimi termini, gestito come si confà ai migliori villaggi tribali, dove tutto è deciso dai capi tribù. Gli indiani autoctoni sembrano accettare, salvo poche mosche bianche che si possono contare sulle punta delle dita.
Un luogo dove, se tutto va bene, ci si vende l’anima al diavolo anche per meno dei famosi 30 denari. Dove non devi attendere che il gallo canti per essere rinnegato ben più delle 3 volte di Simon Pietro, al punto che se Giuda vivesse tra noi, al cospetto impallidirebbe.
Un paese dove la mano destra non sa quello che fa la sinistra e il mantra divenuto ormai slogan è: “Non ci sono soldi”.
Dove un giorno qualunque non puoi entrare e/o uscire di casa perchè dei lavori non consentono il transito alle auto. Lavori non segnalati in alcun modo. Anonimi per gli uffici preposti. Per la serie “chi primma se sceta, chillo cummanna” .
Un villaggio rurale dove se scrivi una pec agli amministratori, non ricevi risposta alcuna e quando la ricevi la replica ti fà cadere le mani per terra. Ma rileggono quello che scrivono o presi dalla febbre del CTRL-C /CTRL-V (per i non addetti ai lavori copia/incolla), si sentono gli unti dal Signore?
Possibile che per far valere i propri diritti occorra sempre adire la magistratura e chi lo fà, è il mostro cattivo?
Sorrido con una smorfia ironica nel leggere certi post fb di alcuni “paladini della giustizia” evidentemente dalla memoria corta e/o labile. Alcuni dimenticano le condanne ricevute, altri fanno finta di non essere al corrente delle “gesta eroiche” dei propri genitori, evidentemente fischiettando:
Chi ha avuto ha avuto ha avuto,
chi ha dato ha dato ha dato,
scurdàmmoce ‘o passato,
simmo ‘e Napule, paisa’
Caro Pierino, triste ed amara consolazione è che lo sconcio in cui viviamo, dove “i maranza” scorrazzano impuniti, è comune in tutta Italia. Un popolo di Webeti vicino al collasso.
Mi capita, frequentemente, di ricevere note su eventi da portare all’attenzione di tutti; segnalazione di disservizi per i quali viene chiesto un articolo. In qualche caso chi mi scrive chiede di rimanere anonimo.
Qualcuno, chissà preso da quali fumi, mi chiede di “screditare” qualche altro perché a suo dire ha subito un torto per un’azione di quell’altro. Il tutto dimenticando quale sia la vera “missione” di un giornale locale, almeno dal mio punto di vista.
Nel villaggio rurale in cui viviamo che ci si ostina ad appellare “Città di Teano”, ho ragione di ritenere che il “must” sia preoccuparsi solo della sagra di turno patrocinata dell’Ente.
Le associazioni nascono come i funghi. Alcune, da anni, con enormi sforzi e mille difficoltà tentano di tenere vive le tradizioni. Altre che partono con il lodevole intento di tutelare i diritti dei cittadini, finiscono per rimanere in un assurdo silenzio, che diventa complice, davanti agli scempi quotidiani.
Siamo nel 2026. L’era dell’IA. Se da un lato possiamo vantarci di avere diverse eccellenze su un territorio che tutti ci invidiano per la storia che ogni pietra può raccontare, da un altro ancora si parla di carenza idrica per gli amici delle frazioni, le cui famiglie sono private di un bene di prima necessità. Che scuorn constatare che mentre loro soffrono una situazione assurda:
Lo Stato che fa? Si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità (don Raffaè – F. DeAndrè)
Nel frattempo si promette; si dà la colpa al passato; si richiede l’intervento di organi sovracomunali. E mentre i rubinetti restano colpevolmente all’asciutto si pensa alle prossime elezioni……provocatoriamente ci sarebbe da consegnare le tessere elettorali al Ministero in segno di protesta.
Sempre più spesso si leggono commenti ai vari post di fb, da cui trapela odio, rabbia repressa e tutto il peggio che si possa vomitare. Mi perdonerete l’essere scurrile, ma ogni pirito addeventa na cacata. E che sfaccimma!!!
Tutti contro tutti e tutto. Nemmeno ai tempi della clava si respirava un’aria simile.
Ha ragione il mio Amico chef di paese quando scrive BASTA! Come non dargli ragione?
BASTA dedicare parte del proprio tempo agli altri.
BASTA provare a civilizzare un popolo che vuole restare allo stato primordiale: grezzo e rozzo. Meglio “donare” il proprio tempo altrove.
Un paese alla deriva. Si abbia il coraggio di fermare il treno e scendere. Schiaccio il pulsante d’emergenza e scendo, nella consapevolezza più totale di non sentirmi più parte di questa realtà.
Nessuna solidarietà o sproni per andare avanti. Si dispensa dalle ipocrisie.
Luciano Passariello
FERMATE IL TRENO, VOGLIO SCENDERE: LA RESA DI UN CITTADINO STANCO DI TEANO
FERMATE IL TRENO, VOGLIO SCENDERE: LA RESA DI UN CITTADINO STANCO DI TEANO
AL PEGGIO NON C’È MAI FINE! APPUNTO…….
33 ANNI E NON SENTIRLI.
LUCIANO, “E’ ‘O POPOLO CHE ‘O VO’ ”. 
