Esiste una parola che fa male più di un rifiuto: il silenzio!
Un “no” può deludere, persino ferire. Ma ha almeno il coraggio di mostrarsi. Il silenzio, invece, lascia le persone in attesa, sospese tra speranza e dubbio. Non spiega, non chiarisce, non permette di andare avanti.
Accade nei rapporti familiari, tra amici, sul lavoro, nelle associazioni, nelle istituzioni e, talvolta, anche nella vita politica locale.
Non sempre il problema è una decisione sbagliata. A volte è una decisione che non arriva mai.
Viviamo nell’epoca della comunicazione continua. In pochi secondi inviamo messaggi, e-mail, commenti. Eppure, proprio mentre comunichiamo di più, rischiamo di ascoltarci di meno.
Una risposta richiede tempo, attenzione e coraggio di assumersi una responsabilità. Per questo anche un rifiuto, se motivato, è una forma di rispetto. Il silenzio, invece, può trasformarsi nella forma più elegante dell’indifferenza.
Ogni persona, prima ancora di essere ascoltata, ha bisogno di sentirsi riconosciuta. Perché una risposta, qualunque essa sia, dice: “Ti ho preso in considerazione.”
Forse il rispetto reciproco comincia proprio da qui: non dal dire sempre “sì”, ma dal non lasciare mai qualcuno senza una risposta.
Perché il silenzio non parla. Eppure, a volte, è la risposta che fa più male al cuore.
Gaetano Zanni

IL SILENZIO.
IL SILENZIO.
LA CASA DELLE ROSE 
