Per svelare i retroscena delle “Bische clandestine di Teano dove si gioca a Sette e Mezzo” ci rifacciamo allo scritto Bel-Ami di Guy de Maupassant che racconta il potere che si costruisce o distrugge tra un bicchiere di Chateau margaux e un piatto di pernice. Il potere a tavola. Intrighi e retroscena in economia e politica. Oppure a “Il Potere a tavola” il libro di Laura Della Pasqua che raccoglie le confidenze di una cinquantina di nomi noti dell’economia e della politica che rivelano episodi curiosi, finora tenuti segreti, retroscena e intrighi che si sono consumati tra pranzi e cene. Un libro che svela gli intrighi e i retroscena in economia e politica. A Teano, invece, va di moda, anche in questo periodo, rinchiudersi in locali, davanti ad una fumosa pizza, non solo per gustare la buona pietanza, bensì dilettarsi al famoso gioco delle carte “sette e mezzo” dove l’espressione “mi sto” è la frase di gioco usata per “passare” (fermarsi) durante una mano e mantenere il proprio punteggio. Ma chi sono le carte? La “bisca clandestina teanese” utilizza come carte da gioco i potenziali elettori per le prossime elezioni amministrative del 2027. Carte che, opportunamente vagliate, contate e soppesate, pare che puntualmente permettono già ai giocatori di esprimere solennemente il fatidico “mi sto”. Pare, sempre, che tale osannante espressione sia stata esclamata poiché, fatti i dovuti conteggi, questi già permetterebbero ai giocatori luculliani di poter “passare” poiché certi di mantenere (nel 2027) inalterato il “proprio attuale punteggio”. O meglio, per dirla alla francese, ”le jeux sont fait”. Bisogna evidenziare che tali conteggi non prevedono né i risultati dell’(A)mministrazione, né i suoi evidenti fallimenti, né la sua evidente inerzia, né la sua evidente incapacità, né la sua accertata incompetenza amministrativa, né tantomeno l’immeritato “reddito di cittadinanza” percepito. Giammai!!! Piuttosto, il “mi sto” sembra semplicemente il frutto di una attenta analisi sociologico-politica delle “carte da gioco” utili alla bisogna (gli elettori teanesi). E dalle voci che ci giungono dai “croupier” di queste serate luculliane, parrebbe che il “mi sto” degli attuali (A)mministratori sia dovuto anche ad una pressoché assenza di validi competitor all’orizzonte. Nel 2027, insomma, secondo i “biscazzieri” ci ritroveremmo di fronte a una vera e propria Sindrome di Stoccolma elettorale o ad un riflesso condizionato dell’abitudine (Il voto allo “sgabello”): “esiste una fetta di popolazione che risponde a dinamiche tribali. Non importa se le strade cedono o se i fiumi esondano per mancata prevenzione: il simbolo sulla scheda non si tocca. È la pigrizia intellettuale elevata a dovere civico. Come altro si può definire l’atto di premiare chi ha dimostrato totale incapacità nella gestione idrogeologica e nella sicurezza del territorio, lasciando che la città venisse sommersa dal fango?”. Questo sembrerebbe emergere dalla situazione attuale e dalle cronache politiche locali. Quindi, da quanto hanno già dedotto i “biscazzieri” e guardando la situazione dall’alto, con il dovuto distacco oggettivo, non si può che prendere atto di questa palude identitaria.
Teano, secondo i “biscazzieri” ancora una volta avrebbe scelto (fin da ora) di continuare a farsi amministrare dal proprio declino. Chi osserva la storia con realismo sa che ogni comunità ha il governo che si merita o, in questo caso, quello che il lavaggio del cervello ha reso inevitabile. In breve, qualora fosse effettivamente certificato da quanto vanno vaticinando nelle pizzerie quei “biscazzieri”, questi avrebbero tra le mani una certificazione medico-psichiatrica degli elettori teanesi!!! L’espressione “sindrome di Stoccolma” è stata coniata dal criminologo e psicologo Nils Bejerot per definire quella reazione emotiva al trauma sviluppata automaticamente a livello inconscio e legata al fatto di essere “vittima”. È utilizzata per indicare una situazione paradossale in cui la vittima di un sequestro o di un atteggiamento aggressivo, ovvero di qualsivoglia altro tipo di violenza, percepisca sentimenti positivi quali simpatia, comprensione, empatia, fiducia, attaccamento e, in alcuni casi, persino amore, nei confronti dell’aggressore o sequestratore, stabilendo un rapporto di alleanza e solidarietà con il suo carnefice. Si può definire come un particolare stato di dipendenza psicologica e affettiva in cui la vittima instaura un rapporto solido e di totale sottomissione volontaria verso colui che detiene il potere. L’espressione, quindi, indica il legame emozionale positivo, in alcuni casi prolungato fino all’innamoramento, che la vittima di un sequestro sviluppa nei confronti del suo rapitore, ove per “sequestro” si intende qualsiasi privazione della libertà personale operata da terzi contro la propria volontà, sia esso anche un “sequestro domestico”. Tale legame sembra essere una risposta emotiva automatica, spesso inconscia, al trauma di divenire un ostaggio e porta alla percezione di sentirsi un gruppo unito contro gli estranei, una sorta di “noi contro di loro”, dove “noi” sono le stesse vittime e i sequestratori, e “loro”, gli avversari politici. Staremo a vedere se i “biscazzieri” fanno leva su questi stati emotivi e se i “pazienti” (elettori) sapranno riscattarsi da questa forma di “sequestro” che ha come sintomatologia gli evidenti fallimenti, l’evidente inerzia, l’evidente incapacità, l’evidente accertata incompetenza amministrativa, l’evidente “reddito di cittadinanza” percepito degli (A)mministratori locali.
Pasquale Di Benedetto


LA BISCA DI TEANO E IL SETTE E MEZZO: “MI STO”
LA BISCA DI TEANO E IL SETTE E MEZZO: “MI STO”
AL PEGGIO NON C’È MAI FINE! APPUNTO…….
33 ANNI E NON SENTIRLI.
LUCIANO, “E’ ‘O POPOLO CHE ‘O VO’ ”. 
