Da laico credente, e cattolico non praticante, ho letto quasi tutto d’un fiato la prima enciclica di Papa Leone XIV; già da subito invito a farlo anche voi, perché, che crediate o meno nella Divinità, non potete non farlo nella Umanità’.
Scritta in puro stile letterario “americano”, colloquiale, diretto, pragmatico, chiaro e comprensivo, un poco come i racconti di Ernest Hemingway, si collega fortemente, nello spirito e nelle finalità, alla enciclica del suo predecessore del quale, sicuramente non a caso, ha scelto lo stesso nome per il soglio papale: la “Rerum Novarum” di Leone XIII.
Questi la pubblicò nel 1891 (ben 135 anni fa) in piena “seconda rivoluzione industriale” (1870-1914) basata sull’uso predominante della elettricità e del petrolio che andavano a sostituirsi al carbone e al vapore promotori della “prima rivoluzione industriale” (1760-1840). Con essa era cambiato il mondo del lavoro i cui nuovi settori trainanti, chimica, metallurgia pesante ed industria automobilistica, ebbero un forte impatto sociale sia per gli operatori, costretti dal taylerismo a mansioni elementari e ripetitive e dalla catena di montaggio di Ford, grazie anche alla illuminazione notturna delle fabbriche, ad orari scomodi e stressanti, sia sulla finanza globale che vide nascere un capitalismo con grandi concentrazioni monopolistiche e un forte legame tra industrie e banche. Il tutto con buona pace della “humanitas” alla quale si riferisce oggi, in condizioni abbastanza simili, Leone XIV: cioè a quella parte dell’uomo che travalica la sua pura essenza fisica per farne molto più di un semplice “primate” pur se all’acme della scala zoologica.
La nuova sfida a questa superiorità spirituale dell’uomo giunge stavolta dall’elettronica e dalla intelligenza artificiale, ed è molto più subdola perché investe in maniera diretta non un solo settore del lavoro umano, ma tutti gli aspetti della sua vita, ed a tutte le età.
Così Papa Leone esordisce subito, fugando ogni dubbio di parte, asserendo che: “La tecnica non va considerata, in sé stessa, come forza antagonista rispetto alla persona: al contrario essa è radicata nella nostra storia fin dal principio, in quanto (come asseriva Benedetto XVI) fatto profondamente umano, legato alla autonomia ed alla libertà dell’uomo”. È continua: “Oggi, tuttavia, ci troviamo dinanzi ad una situazione nuova, in cui la potenza e la pervasività delle tecnologie emergenti si innestano nella trama della quotidianità, plasmano i processi decisionali e incidono in profondità sull’immaginario collettivo: – Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa (Papa Francesco Enciclica “Laudato sì” 2015 -)”.
E poi: “Le nuove tecnologie aprono un orizzonte esteso in direzioni che, se pure intuibili, non possiamo ancora pienamente prevedere. Ciò rende più complesso valutarne l’impatto e gli effetti a lungo termine sulla dignità delle persone e sul bene comune…Ora tocca a noi assumere con lucidità e responsabilità le sfide del nostro tempo”.
Così, dopo un succinto quanto chiaro “excursus” sulla presenza della Chiesa e dei suoi Pontefici, può affermare, senza ombra di smentite, come: “… la Dottrina sociale della Chiesa non sia il frutto di un progetto elaborato a tavolino, ma il risultato di una trama paziente, nella quale ogni Pontefice – insieme al Concilio Vaticano ll – ha offerto un contributo originale alla luce delle “cose nuove” del proprio tempo”.
Ribadisce, cioè, un riconosciuto merito alla Religione Cattolica di saper affrontare tutti i problemi che volta per volta affliggono l’Umanità, che proprio nel saperli risolvere può definirsi “magnifica”, e di esserne sprone verso soluzioni moderne rivolte sempre alla convivenza pacifica di tutti gli uomini. Cosa ben diversa dalla persistenza di antichi dogmi, a volte anche razziali, che limitano altre espressioni religiose.
Per questo: “La Dottrina Sociale della Chiesa è una realtà viva, in dialogo con la storia, le culture e le scienze, e nelle stesso tempo custodisce un nucleo di verità che non tramonta… Ritengo che oggi, per custodire la persona umana nel tempo della intelligenza artificiale, dobbiamo tornare a riflettere sul bene comune, sulla destinazione universale dei beni, sulla sussidiarietà, sulla solidarietà e sulla giustizia sociale”.
Così, dopo aver esaminato punto per punto l’impatto che la I.A. può avere sugli obiettivi citati, cosa della quale non voglio privarvi del piacere di leggere direttamente dal testo, conclude bellamente: “La Vergine Maria non solo ci insegna a vedere l’invisibile opera di Dio, ma indirizza anche il nostro sguardo “sui punti di frattura dell’umanità, là dove avviene la distorsione del mondo, nel contrasto tra umili e potenti, tra poveri e ricchi, tra sazi ed affamati”, educandoci ad “acquisire un punto di vista diverso per guardare il mondo dal basso, con gli occhi di chi soffre, non con l’ottica dei grandi; per guardare la storia con gli occhi dei piccoli e non con la prospettiva dei potenti; per interpretare gli avvenimenti della storia con il punto di vista della vedova, dell’orfano, dello straniero, del bambino ferito, dell’esule, del fuggiasco”.
Il tutto scritto in “prima persona”, con buona pace del’“pluralis maiestatis”.
Claudio Gliottone

MA È DAVVERO “MAGNIFICA” L’UMANITA’?
MA È DAVVERO “MAGNIFICA” L’UMANITA’?
AL PEGGIO NON C’È MAI FINE! APPUNTO…….
33 ANNI E NON SENTIRLI. 
