La Teano di una volta non c’è più e dobbiamo farcene una ragione. Inutile elencare ciò che manca rispetto a prima e lamentarsi per quanto potremmo avere e non abbiamo, ma se andiamo a cercare ciò che saldamente è rimasto e forse non perderemo mai, la risposta è semplice: Sant’Antonio.
E’ vero, anche al santuario tanto è cambiato pure la facciata mostra tutti i sui segni della sua sofferenza, ma quando il Santo esce è tutta un’altra musica: la comunità si unisce e lo avvolge come sempre, appassionatamente e calorosamente. Un fiume di commozione, di devozione, di speranza, di canti, di preghiere, di splendidi gesti divenuti tradizione: chi porta faticosamente la statua (Sindaco compreso), chi addobba, chi spara petardi, chi offre acqua fresca e chi sparge coriandoli o petali.
Questo è Sant’Antonio, un sincero e religioso legame alla divinità e all’antico e magico legno che lo raffigura da secoli: un attaccamento anche fisico oltre che mistico. Insomma, un’Entità sentita concretamente dal popolo e che viene molto prima degli accessori di contorno come pizzelle con fiori di zucca, pesce marinato, panino con porchetta, giostre e fiera campionaria. Una festa, forse l’unica in zona, che non ha bisogno di concerti o spettacoli vari, perché il divo è Sant’Antonio e basta. E’ Lui che attrae e non ce ne voglia San Paride, patrono e buono di cui ci occuperemo tra qualche mese.
La processione quest’anno ha avuto effettivamente una marcia in più, ma in senso musicale e non automobilistico. Tutti hanno notato che a precedere il Santo vi erano due distinte bande musicali, entrambe recanti stendardi riferiti alla città di Teano. Ebbene sì, dopo decenni in cui la città aveva perso la sua banda musicale ufficiale, oggi ne ha addirittura due. Al di là della problematica quasi genetica di questa città, in cui si raddoppia un po’ tutto (Pro Loco, Gruppo Scout ecc), il risultato resta comunque positivo, per una questione concorrenziale. Infatti tornando alla processione, nell’alternarsi dei momenti in cui si esibiva l’una o l’altra, il pubblico ha assistito ad un batti e ribatti di marce sinfoniche sempre più impegnative.
Chi ha orecchio per questo genere musicale si è reso conto che all’ombra della statua del santo si è svolta una vera e propria gara tra bande (senza vincitori), con un buon risultato generale per entrambe. In questa divisione tra gruppi registriamo il fatto che comunque, fortunatamente, tra una gara e qualche litigio, continua e riprende con vigore anche la tradizione bandistica teanese. Alla fine della fiera, tra ciò che manca, ciò che resta e ciò che conta, il vincitore unico e solo è sempre Lui: viva Sant’Antonio.
Gerardo Zarone



SANT’ANTONIO 2026 CON UNA MARCIA IN PIU’
SANT’ANTONIO 2026 CON UNA MARCIA IN PIU’
AL PEGGIO NON C’È MAI FINE! APPUNTO…….
33 ANNI E NON SENTIRLI.
LUCIANO, “E’ ‘O POPOLO CHE ‘O VO’ ”. 
