Nella Repubblica, Platone afferma che i mali della città finiranno quando il suo governo verrà assunto dai filosofi, inoltre, aggiunge che “…la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte …”. Ebbene, se ci cimentiamo indegnamente a citare il sommo Platone, lo dobbiamo solo e solamente alle esortazioni “filosofiche” degli amici Claudio Gliottone e Gaetano Zanni. Il primo con il suo “Re Travicello” qui pubblicato il 19.09.2026, il secondo con il suo “Teano 2027: Prima dei nomi viene la politica” del 24.09.2026. Prima di ogni nostra opinabile riflessione, dobbiamo evidenziare che i due, sono riconosciuti stimatissimi conoscitori della Politica Teanese cosiddetta “ragionata”, “argomentata”, fino a poterli definire dei veri e propri “strateghi” nel senso più nobile dell’aggettivo. Tanto è vero che, sia l’uno, che l’altro, discettando delle imminenti Elezioni Amministrative della Città di Teano, stigmatizzano e si soffermano rispettivamente su “progetti” e non su “uomini”, e su “idee, confronti e solo dopo gli uomini”.
Una visione della Politica coincidentalmente sovrapponibile. E non poteva essere diversamente per chi li conosce da tempo e ne ha seguito il percorso politico. Il primo esponendosi più e più volte nell’agone politico locale, il secondo più defilato e costantemente dietro le quinte, da vero e proprio regista. Il loro è uno sforzo immane, quasi disumano, diremmo di “utopia Platonica”. Teano, infatti, da tempo immemore si è sempre caratterizzata per un certo Feudalesimo (politico-amministrativo): “un’organizzazione politica tipizzata, che consisté(ste) in un sistema in cui il sovrano (sindaco), in cambio di omaggio personale, concede(va) benevolmente a grandi signori suoi dipendenti (attaché-detti vassalli) immunità specifiche (favori e prebende), quindi l’esercizio di specifiche funzioni pubbliche. Se inizialmente questi benefici erano riassorbiti dal potere centrale per la morte o per il tradimento (fellonìa) del vassallo, successivamente essi divennero ereditari (!!!), di modo che si configurò per il popolo una duplicità di poteri pubblici, quello teorico e distante del sovrano (peones), e quello concreto e vicino del signore feudale (clientelismo)”. Ebbene, queste pratiche feudali, nel tempo hanno talmente attecchito nel tessuto sociale-politico della Città di Teano, che ne sono diventate veri e propri usi-costumi-tradizioni, ramificate, incrostate, consolidate, e difficilmente estirpabili. Perciò, secondo noi, questa ultra decennale situazione “…rende impraticabile qualsiasi selezione”, come affermava Platone. E, sempre parafrasando il Sommo Filosofo, non potranno mai vedere attuata la giusta via sia il Filosofo Gliottone, né tantomeno il Filosofo Zanni. Anche perché, qualora si riuscisse a convergere su ipotetici “progetti” (Gliottone) o su ipotetiche “idee” (Zanni), come si potrebbe addivenire alla scelta di chi dovrebbe realizzare quei “progetti” e quelle “idee” in presenza di quella “…demagogia dell’uguaglianza che rende impraticabile qualsiasi selezione”? Ovvero dove trovare (a Teano) quegli “uomini” mai contaminati in anni e anni di Feudalesimo? Quale sarebbe una oculata “selezione” di “uomini” immuni e mai contaminati dalla “fellonìa” adottata a seconda della bisogna? Quale sarebbe una oculata “selezione” di “uomini” immuni e mai contaminati dal “vassallaggio” utilizzato a seconda della bisogna? Noi, invece, che possiamo essere umilmente annoverati tra quelli che praticano la Filosofia Pragmatica (Pragmatismo), ci rifacciamo a Nicolò Machiavelli ed ai suoi Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, III, cap. XLIII: “Sogliono dire gli uomini prudenti, e non a caso né immeritamente, che chi vuole vedere quello che ha a essere, consideri quello che è stato: perché tutte le cose del mondo in ogni tempo hanno il proprio riscontro con gli antichi tempi. Il che nasce perché essendo quelle operate dagli uomini, che hanno ed ebbono sempre le medesime passioni, conviene di necessità che sortischino il medesimo effetto. Vero è che le sono le opere loro, ora in questa provincia piú virtuose che in quella ed in quella piú che in questa, secondo la forma della educazione nella quale quegli popoli hanno preso il modo del vivere loro. Fa ancora facilità il conoscere le cose future per le passate, vedere una nazione lungo tempo tenere i medesimi costumi; essendo o continovamente avara o continovamente fraudolente o avere alcuno altro simile vizio o virtú”. Come a dire, cari Claudio e Gaetano, secondo il nostro pragmatismo, che “chi nasce tondo non muore quadrato”. Naturalmente, con questo, non vuol dire che anche noi non siamo infallibili. Ma se “…la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione”, e se “secondo la forma della educazione nella quale quegli popoli hanno preso il modo del vivere loro”, la vediamo assai ardua la realizzazione dei vostri aulici “progetti” e le vostre nobili “idee”. Ad ogni buon conto non possiamo che auspicare di sbagliarci! E che finalmente, a Teano, il governo possa essere assunto da qualche Filosofo. Ad maiora semper.
Pasquale Di Benedetto


TEANO E I SUOI FILOSOFI.
TEANO LA POLITICA RINSECCHITA COME I TIGLI. 
