Nel giorno in cui il Comune ha emesso l’ordinanza di divieto di utilizzo dell’acqua potabile, molti cittadini si aspettavano una misura immediata e prudenziale: la chiusura temporanea delle scuole. Una decisione che, in altre realtà, viene adottata per garantire la massima tutela degli alunni e del personale, soprattutto quando non è possibile assicurare condizioni igienico-sanitarie adeguate.
E invece no: le scuole sono rimaste aperte.
La richiesta della scuola: “Portate il gel da casa”
A rendere ancora più evidente la criticità è stata la comunicazione della Dirigente Scolastica dell’Istituto Laurenza, che ha invitato le famiglie a fornire ai propri figli gel disinfettante personale, poiché le scorte interne — accumulate durante il periodo Covid — risultano esaurite.
Una richiesta che apre interrogativi legittimi.
Primo punto: Senza acqua potabile, l’igiene è garantita?
Lavarsi le mani non è un dettaglio, ma un requisito minimo di sicurezza. Se l’acqua non è utilizzabile e la scuola non dispone di scorte adeguate, la didattica e la pulizia dei locali può davvero dirsi garantita?
Secondo punto: Il paradosso dei gel “Covid”: oggi sarebbero scaduti
C’è poi un altro elemento che non può essere ignorato: i gel distribuiti durante l’emergenza sanitaria hanno una durata media di circa 6 mesi dall’apertura. È quindi evidente che eventuali rimanenze non sarebbero comunque utilizzabili oggi.
Da qui la domanda: la dirigente Musella era consapevole di questo aspetto? E soprattutto: perché non è stato previsto un rifornimento tempestivo, sapendo che l’acqua non era potabile?
Terzo punto – Il ruolo del Comune: una decisione che pesa
Il sindaco, responsabile della salute pubblica, ha scelto di non sospendere le attività scolastiche. Una scelta che lascia perplessi, perché un solo giorno di chiusura avrebbe permesso:
- di verificare con certezza la qualità dell’acqua,
- di rifornire le scuole dei materiali necessari,
- di evitare disagi alle famiglie,
- di garantire un ambiente realmente sicuro.
Non solo scuole: anche bar e attività penalizzate
La situazione non riguarda soltanto gli istituti scolastici. Bar, locali e attività commerciali che utilizzano l’acqua per la preparazione di bevande e alimenti si trovano improvvisamente penalizzati, costretti a limitare o sospendere alcuni servizi. Un ulteriore segnale che la gestione dell’emergenza richiedeva maggiore chiarezza e tempestività.
Il nostro appello
In momenti come questo, la comunità ha bisogno di risposte certe, non di improvvisazioni. Per questo ci auguriamo che, dopo il nostro appello, sia il sindaco sia la dirigente Musella scelgano di esercitare pienamente quel senso di responsabilità che la cittadinanza affida loro: tutelare la salute e la sicurezza dei nostri figli.
Perché quando si parla di bambini, la prudenza non è un eccesso: è un dovere.
La Redazione
COMUNI MARGINALI: A TEANO UN’OCCASIONE PERSA – SI CHIEDE CHIAREZZA SULLA GESTIONE DEI FONDI. 
