Seguiamo da tempo e sosteniamo empaticamente le angosce dell’amico Luciano Passariello in merito alla situazione comatosa di Teano che ormai “Lentamente muore….”. Ebbene, caro Luciano, tu ci provi, noi ci proviamo, ma probabilmente dobbiamo rassegnarci al fatto che “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” ovvero a quel proverbio popolare che indica l’inutilità di tentare di convincere o dare consigli a chi ha deciso di ignorare la realtà o le opinioni altrui. Sottolinea una chiusura volontaria e testarda, piuttosto che un’incapacità fisica di ascoltare (AI Overview). ‘O popolo chesto vo’. O meglio, caro Luciano, “ogni popolo ha i governanti che si merita”. In effetti nel corso della storia abbiamo visto come le società si sono sempre di più emancipate, scegliendo autonomamente quale fosse la corrente politica più idonea per farsi rappresentare. “Le società si sono sempre di più emancipate”? A quanto pare un’emancipazione che non ha nemmeno sfiorato (politicamente) la Città di Teano se è vero, come è vero che tu stesso affermi che “abbiamo riavvolto il nastro di quel film che ormai da anni è in proiezione a Teano. Un film in cui gli attori sono quasi sempre gli stessi. Se non sono loro, “pezzi della medesima famiglia”. Direttamente “primi attori” o semplicemente “comparse”, secondo “quella regola tribale”” (05.05.2026). Attori animati esclusivamente da vecchie prebende e attuali “redditi di cittadinanza”. Nel partito della pagnotta, pagnotta che in realtà è un paniere da riempire con tutto ciò che la fantasia suggerisce, chiunque può fare carriera, basta spararle abbastanza grosse. Ed, ancora, “Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria; quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango……. in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte…” (La Repubblica – Platone). “In cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione”. Come pretendi caro Luciano che la Città di Teano, ormai perduta, abbia potuto “emanciparsi” quando hanno da sempre governato e governano quei “pezzi della medesima famiglia” privi di ogni visione prospettica per la stessa Città? Come pretendi caro Luciano che la sopravvivenza delle attività commerciali potesse essere perlomeno garantita quando quei “pezzi della medesima famiglia” avevano immaginato un (fallimentare) ipermercato a pochi chilometri dal Centro Storico o quando quei “pezzi della medesima famiglia”, ancora oggi immaginano uno sviluppo delle attività produttive lungo le arterie stradali che cingono il territorio di Teano? Come pretendi caro Luciano una difesa o incremento di strutture sanitarie a Teano quando “pezzi della medesima famiglia” sfilano con la fascia tricolore a sostegno del potenziamento della sanità per Comuni limitrofi al nostro? Come pretendi caro Luciano uno sviluppo turistico quando “pezzi della medesima famiglia” autorizzano certe schifezze come quella realizzata in Piazza Duomo (colonnine ricariche elettriche)? Come pretendi di lenire le tue angosce “Quando la città da sempre è retta da “pezzi della medesima famiglia” con l’aiuto di cattivi coppieri (elettori) costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria; quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango…….”? E sai qual’è il paradosso caro Luciano, che le tue angosce, il tuo smisurato amore per la tua Città diventa scomodo, può risultare addirittura ostico. Paolo Crepet ha più volte parlato di un paradossale “reato di pensare” per descrivere il clima culturale del nostro tempo: un tempo in cui non pensare è più comodo, più rapido e, soprattutto, più accettabile. Pensare richiede fatica, espone al dubbio, costringe a scegliere. Non pensare, invece, consente di adattarsi senza attriti, di restare al riparo dal conflitto e dal giudizio. Sintetizzando, “A lavà ‘a capa ‘o ciuccio se perde ‘o tiempo, l’acqua e ‘o sapone”. Non credi caro Luciano? Il popolo scelse persino Barabba invece di Cristo, come pretendi che il popolo non continui a scegliere a Teano quei “pezzi della medesima famiglia” continuando a godere lascivamente nella sua Sindrome di Stoccolma!!! Ad maiora, caro Luciano.
Pasquale Di Benedetto

‘O POPOLO CHESTO VO’
Ma ‘sta metropolitana ‘a state facenno o ‘a state cercanno?
M.A.S.C.I. COMUNITA’ TEANO 1
OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO… 
