Ogni ideologia è stata il volto dell’illusione, il credere che la potenza impotente dell’uomo , avesse bisogno di un ideale per giustificarsi: dal cristianesimo alla democrazia, dalla politica all’anarchia, dal fascismo al marxismo, o a qualunque altra fede a cui l’uomo si è votato, per emanciparsi dal primordiale. Caino resta pur sempre una nostra pulsione atavica, “ CHE NESSUNO TOCCHI CAINO” voleva essere proprio il promemoria da cui partire per umanizzarci, un imperativo che facesse da spartiacque, tra quanto di violento ci sia nella nostra natura umana e il dovere morale di prenderne le distante, grazie a una emancipazione che ci viene offerta dalla nostra intelligenza. Le ideologie sono una tensione tra il reale che crediamo essere oggettivo, e l’ideale a cui aspiriamo , che crediamo di poter realizzare, convinti che l’essere si possa fare , è questa la fede inconscia del pensiero Occidentale tout court. Lo schema è sempre quello cristiano: un passato che corrisponde all’errore, il presente come impegno per rimediare, e il futuro come salvezza , tutte le ideologie sono iscritte in questo orizzonte di senso , in un disegno escatologico , che ci aiuta a sopportare il dolore presente in nome di una salvezza futura. Questo non significa poter rinunciare al nostro fondamento atavico , non basta pensare di non avere nulla a che fare con Caino per liberarci di lui, della sua logica securitaria, del suo criterio dello scarto: è quanto ci vota al moralismo e non a una morale vera ,quella che ci fa dire no solo a noi stessi e non agli altri. La ricerca dell’ideale è volontà di affermare sé stessi, le ideologie sono maschere diverse della stessa volontà di dominio. Oggi la tecnica è il principio stesso del reale, è il nuovo assoluto, non proclama valori ma risultati. L’unico valore riconosciuto dal tempo tecnico che abitiamo, è quello della potenza, per cui ogni violenza nel tempo della potenza diventa innocente. Noi coltiviamo la superstizione dei significati, abbiamo esautorato la verità , rendendo intercambiabili il bene e il male, i massimamente diversi fino a ieri. Paradossalmente la scienza è il mito del nostro tempo, abbiamo sostituito la verità con la certezza scientifica, sopportando tutte le contraddizioni di una logica che chiamiamo formale, ma che poi adattiamo alle nostre capacità di intelligere. In una metafora che rende bene l’idea ,Emanuele Severino definisce la logica come la rete che pesca i pesci….ricordandoci che il mare è un’altra cosa. Ci siamo affidati al linguaggio come fonte di verità , ma il linguaggio non è l’essere ne è semmai un contenuto , che lo spirito del tempo sta rendendo tecnico anch’esso , Hegel ha ragione a dire che il reale è sempre razionale, proprio perché filiazione del suo tempo, rispecchiamento ,che il linguaggio contribuisce a stabilizzare nel suo orizzonte di senso. Chi non conosce la linguistica, non conosce i presupposti dei ragionamenti . Le lingue indoeuropee sono l’inconscio dell’Occidente, di cui l’agire umano è diretta conseguenza. Per quanto questo possa apparire una digressione, resta un passaggio necessario per scorgere i veri significati del processo del pensiero umano che si è strutturato su una logica formale grazie alla quale possiamo intenderci al di là dei nostri singoli approcci , grazie ai suoi principi cardine : quello d’identità e quello di non contraddizione. La logica è dunque cura per tutto ciò che è, nella sua determinatezza , ma questo stando alla sua verità che non è il suo uso arbitrario, non è il suo essere strumento, ma il suo essere la forma dell’ESSERE. Per la scienza, la parte dell’identità che eccede la forma, non esiste, è quanto viene definito riduzionismo scientifico, motivo per cui la scienza rinuncia al termine episteme ( che è proprio ciò che sta su, che non si lascia smuovere, il non smentibile ).La scienza è potente perché prevede, ma per quanto il suo sia un metodo rigoroso, la previsione resta la volontà di trasformare l’ imprevedibile in legge della realtà , non può assicurare alcuna verità incontrovertibile, nonostante la persuasione condivisa che lo sia. La cura dei significati restituisce la mappa per poterci muovere nella complessa struttura dei concetti già dati, ma anche semplicemente per riuscire a tenere fermi il bene e il male come i massimamente diversi. Stando alla prassi, S.Francesco e Hitler sono due volontà di potenza, entrambe vogliono piegare il mondo al loro credo : alla luce di questa visione, quanta importanza ha scoprire cosa c’è sotto il fare umano? Sotto la prassi? Messa così sembra ancora qualcosa di così poco concreto da non riguardarci ? da poter essere trascurato? Da lasciare a esclusivo impegno dei grandi pensatori? Il bene e il male , privi dei loro fondamenti, restano contenitori vuoti. La vera intelligenza non può che essere affascinata dalla verità , come identità di ogni cosa con sé stessa; unico possibile valore di qualsiasi ideologia ,che è tanto più alta quanto più si avvicina ad essa. La vera intelligenza non si accontenta della parte , fingendo sia il tutto, non calcola il vantaggio, misura il senso, chiede coerenza non si accontenta di una teoria , che per quanto rigorosa come quella scientifica , mira a stabilizzare i significati utili al suo campo speculativo, trascurando tutto quello da cui non trae vantaggio. E’ in questo scenario , in cui l’essere si oblia dietro un’entificazione del nulla, che Leopardi da scacco matto all’intera metafisica occidentale. La grandezza di Leopardi come filosofo (non seconda al Leopardi poeta), è dovuta alla radicalità con cui tematizza il nulla , pur non prendendo coscienza che quella verità che sta cercando, per poterla cercare deve già presupporla , è dunque qualcosa di presente alla sua coscienza, altrimenti non potrebbe neanche cercarla. Se l’essere è ridotto alla sua semantizzazione, chi grida all’ideale pretende di fermare un ingranaggio che invece alimenta, offrendo corpo a quella potenza che non sa di essere impotente : la volontà vuole volere proprio perché non può. Sembra controintuitivo, ma diventa facile nella consapevolezza, che quello che abbiamo già , non a caso non è più un voluto. Senza volontà non potremmo vivere, siamo nell’errore necessario, ma sapere che è errore , non è come non saperlo. La fede nel dominio ha sostituito la consapevolezza del limite, La tecnica è forma estrema di questa fede, è un fare che non conosce più perché né per chi , ogni ideale tramonta non per sua debolezza , ma perché superfluo . La potenza sembra essere l’unica verità riconosciuta, ma è proprio nel suo assolutismo che si consuma la sua tragedia: qualunque potenza che crede di essere tutto è già vuota di senso, nulla la può fondare né salvare. Il mondo è ridotto a laboratorio scientifico e l’uomo a una variabile , la stessa rabbia civile è trasformata in potenza tecnica ,quindi in violenza. La piazza resta lo specchio del patetico che è pur sempre l’essenza del potere, la tecnica il suo dio. Chi non difende l’essere dal nulla, non sarà mai in grado di contestare alcun male , resterà nell’errore dei significati , perché avrà usato la bussola sbagliata . Anche l’uomo di buona volontà, mosso dalle migliori intenzioni, se non ha contezza dell’ESSERE, non sarà mai veramente consapevole della bontà della sua spada. Gli oppressi non sono i santi di una morale più pura, ma coloro in cui il mondo mostra la sua contraddizione più alta : LA PRETESA CHE L’ESSERE POSSA ESSERE NEGATO. Sono il volto di una verità che si lascia intravedere come ferita, ma in un reale tecnico che si realizza come compimento del nichilismo. Oggi c’è assenza di pensiero, nonostante Cartesio ne abbia fatto il fondamento imprescindibile ( cogito ergo sum), ci sono gli amministratori di consenso, offrono le mappe in cui muoverci in un pensiero pensato . Il dissenso ha un presupposto ontologico, che il soggetto possa cambiare l’oggetto, ( questo è lo schema dell’idealismo) ma nella moderna caverna platonica l’alternativa è senza alternanza, la scelta è senza libero arbitrio. L’uomo ha sostituito Dio con la produzione delle merci, sembrerebbe una prepotenza dell’economia, ma la questione è metafisica, c’è illimitatezza , cattivo infinito. Il problema è filosofico , non economico, la forma merce ha inglobato la stessa umanità . La merce non è più cosa , è relazione sociale, è forza lavoro . Il sociale non è stato difeso dal capitale. La legittimità del guadagno, ha reso il capitalismo morale ,per cui la morale diventa il volto umano del dominio. L’Occidente pensa all’ESSERE come a un progetto, i capitalisti, i potenti, i politici, credono di essere il mondo e non la sua rappresentazione. Se rifiutiamo la verità , il riparo è di cartone: regge finchè non piove. Il nichilismo occupa tutto il nostro pensiero, anche quando non lo sappiamo, ogni cosa di cui discutiamo rimanda a un archè che non è osservabile. Quando usiamo “ I DATI “ come fossero verità assoluta, non ci avvediamo che a nostra disposizione non abbiamo I DATI ma la fede nei dati . L’ente storico da cui nasce la scienza è interpretazione ,non può vantare alcuna verità incontrovertibile ,la teoria scientifica è imperfetta in sé stessa, non per mancanza di prove, ma per struttura ontologica. Tutto ciò che non riesce a negare la sua negazione, è fede, non verità. Ci diciamo fedeli alla logica, ma rinneghiamo il suo pilastro ( PDNC ),Tutto vale se non è in contraddizione, se è determinato in sé ,se riesce a tenersi fermo senza appoggiarsi ad altro da se, quindi se è fondato. Nessuno di noi è consapevole di tutto ciò che è , nè di tutto ciò che sa, c’è un’iperbole, un ‘eccedenza dell’intero, del tutto, che è più ampio di ciò che è immediatamente manifesto, ma questo non può farne un nulla. Per salvare l’uomo, non basta un lessico etico, inserito in una serie di significati già dati, a cui crediamo come un fedele crede alla messa. La nostra volontà crede di poter realizzare il possibile, quindi di poter superare il PDNC ( principio di non contraddizione ) che non ammette l’ ipotesi, visto che è giustapposizione rispetto alla verità .
Nessuno è riuscito a fondare il nesso causale tra l’IO e la verità, per cui ogni distinzione tra soggetto e contenuto è una petizione di principio, una fallacia logica, un’ipotesi non fondata. Il non poter veramente superare il PDNC è la vera impotenza di ogni potenza umana, che non sa che l’apparire di X non è X,( ma appunto il suo apparire , non il suo essere). Il PDNC è la necessità dell’ESSERE, è dunque proprio il limite della nostra volontà : che X sia X, non è scelta logica ma evidenza originaria dell’apparire , ciò che fonda la logica stessa. Per capire il mondo, serve tornare alla metafisica, che non è trascendenza ne immanenza, ma è necessità.
ANNA FERRARO

L’APPARIRE DI X NON E’X.
L’APPARIRE DI X NON E’X.
LA RETORICA DELL’AMORE PER LA CITTÀ E LA REALTÀ DELL’ABBANDONO. 
