Siamo sempre più convinti che noi viviamo in un paese diverso da quello di coloro i quali ci amministrano. Altresì, è evidente che anche coloro che non sono deputati a farlo, ne abitano e vivono un altro ancora. Quell’inerzia ed il silenzio, talvolta complice, ci inducono a pensare che solo noi percorriamo con l’auto le strade cittadine, o con il bel tempo le battiamo per qualche sana passeggiata.
I “nostri eroi” ben più fortunati, utilizzano evidentemente mezzi di trasporto di quinta generazione che non si muovono a contatto con il manto stradale, ma bensì utilizzano nuove tecnologie a levitazione magnetica, in via di sviluppo.
Sono ormai più di venti giorni, se non di più, che alcune delle principali arterie del territorio sidicino sono state oggetto di scarificazione. Quell’operazione volta a staccare il manto stradale per rimuovere l’asfalto vecchio al fine di mettere quello nuovo. Attività svolta in alcuni casi in modo integrale su tutta la carreggiata o su metà di essa, in altri a “macchia di leopardo”, per non dire a “cazzo di cane”.
Così per inciso, questa ultima espressione “colorita”, si usa per indicare un lavoro fatto male, senza logica, criterio o metodo, in modo totalmente disordinato e approssimativo. Deriva da un’antica metafora che associa l’imprevedibilità e l’assenza di direzione dell’animale in calore a un’azione umana priva di pianificazione. L’espressione latina ad mentulam canis si traduce letteralmente come “a membro di cane”, usata per indicare azioni scriteriate. Si riferisce all’atteggiamento del cane maschio in calore, che agisce d’impulso senza un piano preciso, simbolo di totale disordine. Significa “alla carlona”, “a casaccio” o “fatto male”. È un modo scurrile ma molto diffuso per descrivere progetti o lavori improvvisati
Quell’operazione di “raschiatura” sarebbe necessaria e dunque propedeutica per “accomodare” gli scempi post-posa della famigerata fibra ottica. Ci perdonerete una ulteriore disgressione, ma parafrasando una battuta del comico Alessandro Siani, riferita sui lavori della metropolitana a Napoli, ci siamo posti il seguente quesito: ma questa benedetta fibra ottica la stanno installando o la stanno cercando!
Mentre ci si perde rincorrendo coriandoli e stelle filanti, vuoi mai questi finiscano non solo nell’Annunziata ma anche in una delle centomila buche disseminate lungo le nostre strade, i rischi per automobilisti, pedoni, ciclisti e motociclisti aumentano giorno dopo giorno sotto gli occhi di tutti che, in religioso silenzio, “subiscono” il danno e talvolta anche la beffa. Il tutto anche con il “placet” di quelle associazioni che si professavano a tutela dei cittadini e di quanti dovrebbero essere la spina nel fianco di chi amministra, ed invece latitano in una complicità che non ha eguali. Il silenzio si ricordi, è complice!
Gli scalini che si sono creati al pari delle buche, sono ormai un vero pericolo. Per non parlare degli spigoli dei tombini della fibra che spuntano minacciosi dal manto stradale, pronti a fare danno. Ma i lavori eseguiti, non dovrebbero essere stati certificati come “a regola d’arte”?
Sembra quasi che chi attraversa Viale Europa, Viale Ferrovia e/o Via XXVI Ottobre stia partecipando alle Olimpiadi Sidicine, nella specialità “scansa la buca” o quella per veri duri: “attento ‘o fuosse”. Per non parlare poi di quando piove. L’acqua riempiendo quelle buche, in alcuni casi vere voragini, le rende invisibili e dunque ancora più insidiose ed infime.
Possibile che tale situazione debba perdurare in eterno? Chi ne risponderà se qualcuno romperà il proprio mezzo o se qualche altro si farà male? Perché mai non si interviene? Attendiamo forse la tragedia?
Quelle strade andrebbero letteralmente chiuse al traffico, per tutelare l’incolumità di tutti, anche di quelli che vi passano e fanno finta di non vedere! Non sarebbe il caso emettere un’ordinanza a riguardo ed imporre il ripristino ad horas ?
Giusto per dovere di cronaca, per non sentir ripetere come un mantra “non ho visto”; “non ne ero al corrente”; “non dipende dall’Ente” ; oppure il più collaudato “ritenetelo cosa fatta”, ecco a voi qualche foto. Ce ne sarebbero molte di più, ma ci siamo appellati a quel lessico educato di un tempo, grazie al quale si sarebbe parlato di vergogna. Ci siamo resi conto però che quel vocabolo non rendeva abbastanza l’idea. Per fortuna, ci è venuto in aiuto il napoletano, che come sempre ci offre qualcosa di più chiaro ed esplicativo che scuorn!!
Si dispensa dai fiori e dalle usanze locali!
Luciano Passariello











LE OLIMPIADI SIDICINE
LE OLIMPIADI SIDICINE
L’APPARIRE DI X NON E’X. 
