Approfitto dello spazio che questo giornale offre, per fare alcune riflessioni “ad alta voce”. Tra qualche giorno supererò quota mezzo secolo più un lustro. Un traguardo inimmaginabile nella mente di eterno bambino, al punto che continuo a pensare e ripensare in modo al limite dell’ossessivo ad una domanda posta in radio agli ascoltatori. Un quesito ascoltato durante uno dei “viaggi di ritorno” lavoro – casa.
Alla domanda “Se avessi la possibilità di far tornare in vita per un minuto qualcuno, chi sceglieresti?” La risposta categorica di un primo radioascoltatore fu: “Mio padre”. Senza indugio alcuno poi, proseguì nella risposta con maggiore dovizia di particolari.
Galeotta fu la trasmissione e chi la presentava. In un baleno nell’auto senza che lo volessi, commentai ad alta voce: ”Anch’io”. E’ probabile che qualche lacrima rigò il volto, ma fu talmente forte quell’emozione che non ricordo con esattezza le sensazioni provate. Come se fossero ancora avvolte in una nebulosa.
In quell’interminabile minuto sono più che certo proverei a raccontagli di tutto e di più tentando di forzare l’inevitabile groppo in gola che sicuramente bloccherebbe ogni parola, lasciandomi in totale apnea.
Gli direi, senza ombra di dubbio e prima di ogni altra cosa, GRAZIE!
Con buona probabilità, nonostante i buoni propositi, non riuscirei a dire altro, se non stringerlo in un forte abbraccio che solo chi ha provato, o ancora ha la fortuna di provare, quell’amore padre-figlio, può veramente comprendere.
Non è semplice ai giorni nostri essere figlio. Non lo è altrettanto essere padre. E’ un confine invisibile e per certi versi invalicabile. Difficile se non impossibile comprendere, ad una certa età, quando ci si trova in una condizione a cavallo dell’altra. O semplicemente in entrambe.
Non solo è difficile essere padre e/o figlio, ma è complicato fare tanto l’uno quanto l’altro. Se per la genitrice ogni “scarrafone è bello a mamma sua”, sono letteralmente “uccelli per diabetici” toccare i figli per i papà. Indicibile quel senso di protezione se quei figli poi sono delle signorine ancora adolescenti nel pieno del loro splendore.
Qualche giorno addietro, “qualcuno” si è trovato suo malgrado nella condizione di dover intervenire a protezione di alcuni di quei boccioli in fiore, perché “qualche altro”, che per l’anagrafe è classificato come “papà”, non si è comportato come tale.
Non importa ai più sapere chi siano gli attori e cosa sia accaduto.
Giova solo dare conferma che i detti popolari sono a nostro avviso la forma più alta di saggezza. E dunque il proverbio il “lupo perde il pelo, ma non il vizio” nella fattispecie calza a pennello, come quella scarpina al piede della famosa fanciulla maltrattata da matrigna e sorellastre.
Per fortuna ogni medaglia ha sempre due facce. E, se una è scura perché offuscata dalla cattiveria, dalla frustrazione della diffamazione a mezzo social, l’altra è baciata dal sole ……… cosicché lungo il cammino, Cappuccetto Rosso non incontra solo il lupo cattivo, ma anche il cacciatore.
Se avessi la possibilità di far tornare in vita per un minuto qualcuno, sceglierei mio padre!
In quei sessanta secondi a disposizione gli direi che il mondo è cambiato. Quella Teano che ha conosciuto non è più quella sua. Che le persone nascono cattive per diventare malvagie, dimenticando troppo spesso il loro passato. Evidentemente faticano a farlo, o preferiscono credere che gli altri abbiano memoria corta.
Non è raro incontrare costoro con tutina e mantello da SuperEroe, pronti a difendere il loro concetto di legalità e giustizia. Si ergono a paladini di quella equità, imparzialità, rettitudine, onestà e dirittura morale che in passato non hanno mai avuto e che oggi non hanno e che naturalmente domani non potranno mai avere. Vogliamo immaginare che quel comportamento sia solo dettato da un tardo pentimento delle malefatte compiute in passato.
E’ evidente che non è bastato loro saldare quel debito con la società civile che ora un Tribunale ora un altro gli hanno inflitto di pagare. In alcuni casi anche profumatamente. Insistono e persistono in atteggiamenti deprecabili che qualche spregiudicato del “like” invece invoglia, supporta ed incita.
Se avessi la possibilità di far tornare in vita per un minuto qualcuno, sceglierei suo padre!
In quel minuto a disposizione gli mostrerei quel suo figlio, oggi. Una tremenda sconfitta per lui e per la società tutta.
Orbene, non è il caso proseguire nei fatti che di cronaca avrebbero ben poco se non lo sfociare nell’ennesima denuncia/querela contro “ignoti”. Sconosciuti che poi tanto tali non sono. Un esposto con tanto di firma in calce e non una becera lettera anonima o un servizio di cronaca redazionale ben condito ed insaporito, come da prassi quel “qualcuno” di prima è abituato a confezionare.
E tu, se avessi la possibilità di far tornare in vita per un minuto qualcuno, chi sceglieresti ? E perché proprio lui/lei ?
Luciano Passariello

SE AVESSI LA POSSIBILITÀ DI FAR TORNARE IN VITA PER UN MINUTO QUALCUNO, CHI SCEGLIERESTI?
LA CANTATA DEI MESI.
UN ESEMPIO DA PREMIARE
2 APRILE: OLTRE IL BLU, PER UNA SOCIETÀ REALMENTE INCLUSIVA. 
