Chi, oggi almeno cinquantenne, ricorda di aver sentito questa espressione, pronunciata dalla propria mamma e magari ripetuta più volte, alzi la mano!
Bravi, vedo che siete in molti e ci sono anche meno che cinquantenni a farlo. Mi compiaccio.
Le mamme lo ripetevano per sedare contrasti frequenti tra bimbi, magari per il possesso o la gestione di un giocattolo o per accaparrarsi un posto più comodo dinanzi al televisore.
Era un compendio di insegnamenti, quella frase: insegnamenti semplici e diretti perché rappresentavano un misto di saggezza popolare che comprendeva elementi di fisica e di giustizia, ma anche di silenzioso rispetto umano.
Sì, perché divideva salomonicamente le responsabilità, affermava il principio che molto spesso le colpe non stanno da una sola parte, e ribadiva un importante principio di fisica: il terzo principio della dinamica, quello che sostiene che “per ogni forza (azione) che un corpo A esercita su un corpo B, esiste una forza uguale e contraria (reazione) che il corpo B esercita su A. Le forze hanno uguale intensità e direzione, ma versi opposti, e agiscono sempre su corpi diversi.”
Un semplice aforisma che oggi andrebbe ripetuto a tutti i milioni di persone che si dedicano alla politica e la esercitano esclusivamente ed ostentatamente in “forma partitica”, cioè aderendo ciecamente a quanto disposto dal “partito” per suoi tornaconti. Non credo che la politica debba avere questo connotato antitetico a tutto e a tutti non siano concordi con noi. Significa dover rinunciare spesso o troppo spesso alle personali capacità di discernimento e di interpretazione della realtà in omaggio ad un completo asservimento di parte. In base a questo ci si convince di aver sempre ragione su tutto, basta che quel che dico sia il contrario di quello che dicono al partito opposto: la cosa è reciproca, s’intende, oltre che facile ad attuarsi.
E questo sarebbe niente: il bello accade quando si dimentica, di certo volutamente, il terzo principio della dinamica sopra citato e si vorrebbe che ad ogni loro “azione” (ovviamente di idee e di proposte) non corrispondesse una “naturale ed umana” reazione della parte avversa. Solo Cristo, nella storia di tutta l’Umanità, ha esortato, facendolo per primo, a porgere l’altra guancia a chi ce ne avesse già percossa una: ma Cristo era molto più di un uomo!
Il peggio, poi, arriva quando si giunge a definire “reazionaria” tutta una schiera politica che non la pensa come noi: come se noi soli avessimo il diritto di proporre o compiere azioni, oltretutto senza assolutamente ammettere che possano produrre una reazione, anzi condannandola “a priori e a prescindere”. E non ci accorgiamo che i veri reazionari siamo proprio noi che non ammettiamo reazioni.
Ad una disamina superficiale della nostra frase del titolo potrebbe sembrare che l’azione sia rappresentata dal “toccami Ciccio” e che la reazione, invece, dal “Ciccio mi tocca”. Se approfondiamo ci rendiamo conto che la prima è una provocazione verbale e la seconda è una azione materiale: grande differenza tra le due cose. In sostanza la prima è assimilabile ad una “sfida”, la seconda ad una materiale e forse violenta accettazione di essa: entrambe condannabili.
Sì, perché quel “toccami Ciccio” potrebbe essere accompagnato, nel pensiero, da un “e poi vedi che ti succede”.
Ma sui bimbi litigiosi per principio o per prepotenza vegliava una madre saggia che, ripetendo quella frase, faceva loro comprendere che il torto, come la ragione, non stanno mai da una sola parte.
La cosa vale anche per le scelte: che siano giuste o ingiuste non stanno mai tutte separate e da una sola parte. Per questo è necessario essere in tanti ad esaminarle, a parlarne, a confrontarle e, infine, a sceglierle.
Ammetto di essere stato alquanto criptico nel mio esposto. Ma chi vuole intendere, intenderà.
Claudio Gliottone

“TOCCAMI CICCIO, TOCCAMI CICCIO: MAMMAAAA CICCIO MI TOCAAA!!!!”
“TOCCAMI CICCIO, TOCCAMI CICCIO: MAMMAAAA CICCIO MI TOCAAA!!!!”
EDUCAZIONE STRADALE: DARE PRECEDENZA + OBBLIGO DI ANDARE DRITTO 
