Buongiorno Direttore,
qualche anno fa abbiamo avviato questa rubrica confidando che avesse potuto dar vita a dibattiti interessanti tra i suoi lettori. La pretesa non era quella di risvegliare le coscienze,né lo spirito critico , ma solo fornire qualche spunto di riflessione da una nuova angolazione : quella filosofica. Non è successo, per vari motivi, non ultimo il dato certo che nella nostra realtà si dà più importanza allo spiegante che alla spiegazione. Ma è proprio nell’ottica in cui abbiamo impostato questa officina di idee che oggi tenterò un’analisi del suo accorato articolo sulla mancata modernizzazione della democrazia , dovuta, a suo dire, alla vittoria referendaria dei NO e quindi alla bocciatura di una riforma meritevole. Sento di doverlo fare intanto perché credo che gli indifferenti non facciano mai bella figura, ma soprattutto perché prendere posizione sui temi cruciali, che ci riguardano così da vicino è sempre un fatto di coscienza, quindi anche di civiltà. Le scrivo una lettera aperta, ho buon motivo di pensare che l’unico modo di preservare la propria dignità sia essere intellettualmente onesti, per quanto ci è possibile, .AL NETTO DELLE BELLE PAROLE il rigurgito delle ideologie rende faticoso alla nostra vera intelligenza il non accettare riduzioni di campo. Noi vogliamo piacerci a tutti i costi, è sempre l’altro ad avere torto, ma è già quanto basta a darci contezza di quanto ci sia utile l’altro, fosse solo per poter dire IO. E’ uno sforzo che va fatto, resta l’unica maniera per stare al mondo tentando di essere noi stessi , senza “ mancarci “. Lei mi ha dato la possibilità di collaborare per il suo giornale senza neanche conoscermi, se non per avermi vista in giro negli anni in cui a Teano ci si incontrava tutti in piazza, per gioco/forza. Non mi ha mai suggerito cosa dire, né come dirlo, non è mai neanche entrato nel merito degli argomenti trattati, né nel range stilistico che ho utilizzato, nonostante il timore fondato che sarebbero stati in pochi a leggermi, preservando la mia autonomia a dispetto del ritorno utile per il suo giornale. E’ questo , un atteggiamento che ho molto apprezzato, AL NETTO DELLE BELLE PAROLE. Del resto non avrei mai potuto parlare di verità ( perché questo è fare filosofia ) in un contesto privo di un principio fondamentale come la libertà. O meglio di ciò che noi senso comune consideriamo essere il libero arbitrio. Immaginerà che il mio sguardo sul suo scritto non può essere che quello filosofico, la tentazione per chi ama la filosofia, è sempre quella di smontare i concetti già dati, l’ovvio, in cui crediamo come il fedele crede alla messa. Analizzerò alcuni punti ,sperando di riuscire a farlo, senza nessuna forma di saccenza, né di interesse personale per qualsivoglia motivo, ma in nome di una dialettica veritativa, che possa aiutarci a promuovere una riflessione responsabile. I torti e le ragioni servono a chi fa un uso distorto della dialettica , che da strumento filosofico viene trasformata nell’equivalente psicologico della coda di pavone. L’analisi filosofica non offende e non difende, si limita a mostrare che la verità appare da sé, non è mai un’interpretazione del testo , ma ciò che le parole disvelano al netto della loro bellezza ( in questo caso ). Entrerò nel merito a partire dalla parola chiave del testo , che è “ modernità” , tentando di mostrare che non può avere lo statuto ontologico della verità incontrovertibile. Il mito della modernità è stato creato dal positivismo, una filosofia che in opposizione all’esistenzialismo, si basa sull’ottimismo e sulla fede assoluta nel metodo scientifico : si è affermata con la stessa potenza di un’antropologia intellettuale, di un inconscio collettivo, come per le religioni vere e proprie, con tanto di culto e di oggetto sacro. E’ così che la modernità diventa valore indiscusso, al di là del suo senso originario. Le parole che usiamo sono in realtà nidi di vipere, non esistono termini che non siano polisemici, senza contare l’abissale gap ontologico tra la parola e la cosa che essa tenta di dire. Noi senso comune non sappiamo che l’essere non è semantizzabile, non è ciò che viene detto, AL NETTO DELLE BELLE PAROLE , è ciò che “ E’”, ( così come appare ) sic et simpliciter. Il non saperlo però, non fa della verità una non verità. Viviamo nella superstizione dei significati, fare filosofia è proprio l’urgenza di individuare la vera identità ( tautòtes ), di tutto ciò che E’ , al di là dei significati storici, diacronici , transeunti , che vengono via via assegnati alle parole. La storia stessa non è necessariamente qualcosa di incontrovertibile, per quanto il metodo dello storico sia rigoroso ,si tratta poi di scegliere cosa tenere e cosa lasciare fuori , di quanto , una volta estromesso, diventerà il nulla di ciò che perdendo il suo peso specifico, sarà equiparato allo zero matematico. Mi scuso per le digressioni che sarò costretta a fare, ma senza parlare di fondamento o delle implicazioni che questo comporta , ci sposteremmo dal campo filosofico a quello semantico. Il rischio è che la filosofia venga confusa con la sofistica, o con la retorica, che sono proprio l’antitesi della vera filosofia, che nasce proprio come scelta di campo per sconfessare retori e sofisti: i maestri della parola , che promuovono un approccio relativistico alla conoscenza, spostando il focus filosofico dalla verità all’opinione, alla doxa. Il relativista ante litteram è il più famoso dei sofisti : Gorgia, il primo a dire che tutto è relativo, negando il soggetto nella stessa apofansi che lo predica. Anche a chi non pensa , appare da sé che tutto è tutto, ( e non relativo), l’incontrovertibile è proprio ciò che nega per sé stesso ciò che lo nega. La verità non è qualcosa di metafisico, come vuole la religione, o le metafisiche inautentiche, ma è il reale così com’è, immediatamente al di là di ogni metodo, di ogni mediato, di ogni costruzione. Il valore delle cose va cercato nel loro fondamento , non nel loro ammodernamento, il primo è inamovibile, il secondo è solo possibile, non può vantare alcun nesso con la necessità. Il pensiero occidentale tout court crede, che l’essere si possa fare, per questo manipoliamo qualsiasi ente, senza più un tetto a salvaguardia dei limiti da non superare, l’uomo non è più metro di tutte le cose, vale come qualsiasi merce sul mercato globale : la forma simbolo della nuova società a capitalismo integrale. Aristotele mostra nella sua etica Nicomachea, che un’azione vale a seconda dello scopo che ha : questa riforma della giustizia, a detta degli stessi firmatari, non serviva a migliorare la giustizia. La modernità non può esprimere sé stessa come valore intrinseco, non ha la forza ontologica per poterlo fare, così messa resta un assioma, una finta verità, un dogma e come tutte le ipotesi , non potendo vantare alcun fondamento, si svuota dell’unico orizzonte di senso legittimo là dove si fosse realizzata un’eventuale emancipazione dallo status quo ( l’unico valore reale da attribuire alla modernità). Il dialogo è sempre volontà di potenza , AL NETTO DELLE BELLE PAROLE, è sempre sé stessi che si vuole affermare , del resto tutte le parole che iniziano con DIA , indicano massima distanza, basti pensare al diametro . Dico questo perché appaia la bontà della nostra spada, ma sempre di spada si tratta, nell’ ottica nichilista, in cui è immerso l’intero pensiero occidentale, il dialogo per quanto strumento inadeguato ,resta però l’unica postura con cui tentare una possibile comunicazione , infondo Sisifo insegna che è la postura a fare quello che siamo, vista la verità della condizione umana. Se per modernità non si intende più il perseguire il fondamento più alto della dignità umana , che da sempre è inscritto nella giustizia, la tradizione assiologica della parola moderno vale ancora? Dopo Nietzsche e la sua critica radicale al Dio dei cristiani, serviva un nuovo dio, che il positivismo ha individuato nel mito della modernità, come nuova verità assoluta, l’ineffabile, il non discutibile, metabolizzato come qualcosa che rappresenta molto più valore di quello che incorpora .La modernità non è il positivo di necessità, lo può essere ma anche no, il suo presupposto , al netto della narrazione, ne fa una petizione di principio, senza alcuna coerenza logica con un risultato sicuramente buono o giusto. Metterla in relazione a una riforma, non certo volta a migliorare la giustizia ( per ammissione degli stessi promotori) sembra un azzardo, una fuga in avanti, priva di quei nessi necessari ad assicurarle un sicuro buon fine. E’ insostenibile un valore della modernità con questi presupposti, è una fallacia logica, un parere come un altro. Viviamo un tempo in cui qualsiasi dinamica umana si muove in un comune orizzonte di senso , che è il neoliberismo a capitalismo integrale, è questa la logica sottesa delle idee dominanti : maneggiare la costituzione, scritta in maniera corale, da tutte le forze politiche di quella stagione umanista ,porta con se l’alto rischio di quanto di sociale, volto al bene comune essa contenga, venga eliminato come becero assistenzialismo , dalla galoppante neoliberalizzazione integrale del mondo della vita ; anche vista la forza, con cui un gigantesco apparato ideologico imputa ai poveri la colpa di non aver fatto abbastanza , e innalza gli interessi di pochi a legge della realtà, non avrei dubbi ad invitare all’uso della cautela .L’imperativo categorico è il profitto privato, anche quando danneggia il bene comune, e in questo la destra come la sinistra sono due propaggini del partito Unico del capitale. Il Ministero della Giustizia tra i suoi vertici annovera diversi inquisiti, a uno sguardo superficiale non sembra essere proprio una converticola di pii lettori della Ragion Pura di Kant; che credibilità hanno mostrato per cui gli italiani avrebbero dovuto lasciare nelle loro mani il destino di una nobile Costituzione, che può essere certo modernizzata , ma solo se la modernità di cui parliamo non rinuncia alla sua verità originaria, e non sia solo filiazione della diacronia su cui il nostro tempo storico non può accampare nessun vanto , né morale né civile. E’ stato lo stesso ministro della giustizia a chiarire all’opposizione che questo intervento sarebbe tornato comodo anche a loro, nel caso di un loro possibile futuro governo : c’è da aggiungere qualcosa ? E’ rimasto qualche passaggio non sufficientemente chiaro su quale sia il motivo che ha bocciato una riforma , per cui la stessa Premier aveva poi deciso di mettere la faccia ,forte della sua indiscussa bravura nella comunicazione, dopo che i sondaggi cominciavano a preoccupare ?
L’altro termine ripetuto spesso nel testo è bidet, al di là dell’ilarità che la parola possa suscitare come apparecchio sanitario, nel simboleggiare un certo tipo di civiltà, non può non evocare quelle meccaniche così poco edificanti che fanno dell’uomo quell’ordinario ente di natura , che può emanciparsi dalla sua animalità proprio prendendone le distanze, grazie al pensiero che lo trascende fino a poterne esaltare la stra-ordinarietà ,proprio in quanto orientato alla istanza più alta della possibilità umana , che non può che essere il bisogno di giustizia, una giustizia devota alla verità e non alla modernità come valore fine a sè stesso . La disputa tra Socrate e Trasimaco, quindi tra la filosofia e la sofistica, tra la verità e l’utile, è stata vinta certamente dal retore, in Socrate non c’era alcun utilitarismo : per Socrate giustizia è volere il bene dell’altro. Converrà che siamo lontani anni luce se oggi il paradigma sono i MODERNI amministratori della giustizia , che perlomeno hanno avuto il buon gusto di togliere la parola grazia dal ministero , prima definito DI GRAZIA E GIUSTIZIA, ( pur non cogliendo che la giustizia senza la grazia diventa disumana ). Converrà anche che il nostro essere moderni ci ha fatto accettare l’inaccettabile, abbiamo dovuto aspettare una debacle referendaria per poterci liberare di ministri, capo gabinetto, e sottosegretari veramente impresentabili. E’ stata necessaria la sindrome di Siracusa perché si arrivasse a fare le pulizie di Pasqua.
La modernità non ha la potenza ontologica per essere invocata come la mancata soluzione ai nostri problemi, niente ci assicura che il nuovo sia meglio del vecchio, manca il nesso di causa/effetto con la soluzione dei problemi , è giustapposto non necessario, e ciò che non riesce a stare nella sua determinatezza , senza il bisogno di qualcos ‘altro che lo predichi diventa un simulacro, una copia ingannevole della verità, una forma priva di contenuto valoriale: VOX FATUA. La premier , nonostante Trump avesse parlato di bombardare l’isola di Kharg ( per la guerra in Iran ) per il solo gusto di farlo, senza neanche ci fosse la necessità per strategia di guerra, aveva dichiarato di non avere abbastanza strumenti per condannare quell’intervento scellerato in Iran, eppure l’uccisione di 150 bambine di una scuola Iraniana, penso sarebbe già dovuto essere anche troppo ,in forza di una posizione coerente col suo dirsi cristiana, donna e madre esemplare ; chi si pone da solo come modello è un incubo, che il maestro sia bravo, devono essere gli alunni a poterlo dire( o vogliamo ancora credere che la democrazia si possa esportare? ). Non è troppo MODERNA anche questa posizione che fino a qualche anno fa sarebbe stata impensabile ? I giovani le hanno detto NO per le manganellate allle manifestazioni pro Palestina, No al riarmo, No per i mancati aiuti a Gaza , No al trattamento riservato alla flottiglia, NO alla mancata condanna dei crimini di Minneapolis per mano dell’ICE voluta da Trump per reprimere l’immigrazione , No per la mancata condanna alla guerra, No per la fedeltà a Trump nonostante tutto , NO per avere ostacolato il voto ai fuori sede. Ma sono certa che nell’analisi politica lei è molto più ferrato di me. Una vera riforma sulla giustizia è stata una grande occasione mancata, i processi in Italia durano un tempo insopportabile, e tante leggi non sono più adeguate a una società che ha sostituito la civiltà con la violenza e non può più discuterla senza mettere in discussione sé stessa. Di buono c’è che lasceremo finalmente in pace la famiglia nel bosco, che senza questa assurda attenzione mediatica potrà anche trovare la quadra , tra una spregiudicata anarchia e una convivenza civile , per quanto possa essere civile il convivere nel nostro violento sistema sociale. La giustizia è il bene primario di un popolo, va maneggiato con cura e non a suoni di slogan che a destra come a sinistra, ci hanno fatto sentire tutta l’inadeguatezza di una MODERNA classe dirigente che nel suo complesso, intendo tutto l’arco parlamentare, non è riuscita ad esprimere alcuna eccellenza che ci trasmettesse un minimo di sicurezza per mettere mano a una costituzione che per quanto vecchia, non merita di essere svilita da gente non solo impreparata ma neanche onesta. La legge non è la giustizia, non basta applicare le leggi per realizzare la giustizia, o perlomeno non sempre . Non ha lo statuto ontologico della giustizia , spesso non trova in sé stessa l’istanza di giustificarsi, derubricandosi in mero legalismo. Il diritto è proprio quel filo sottile tra il potere e la giustizia, quell’equilibrio sempre precario che preserva lo stato di diritto dalla legge del più forte . Non può non tenerci inquieti . Forse Meloni ha pagato anche la rottura da parte di Trump degli equilibri figli della nascita dello stato moderno, in cui anche l’ultimo cittadino poteva difendersi ,anche dal Re . Viene da chiedersi cosa sia andato storto in 6 milioni di anni nell’evoluzione umana per passare dall’ameba, organismo unicellulare, a Trump , il MODERNO cavernicolo ,tanto lontano dalla civiltà quanto vicino alle sue pulsioni ataviche : lui le castrazioni etiche non sa nemmeno cosa siano , non ha letto Freud ,è rimasto al principio di piacere , cresciuto a pane e mitologia: se uno così merita anche il Nobel per la pace , vuol dire che abbiamo buttato alle ortiche decenni di tradizione assiologica, la vera autoritas sapienziale, che oggi diventa impotente rispetto alla forza tecnica che vince su tutto , pur mancando della vera sapienza . Se questa è la MODERNITA’ in cui ha creduto la Meloni dovremmo gioire dello scampato pericolo e non rimpiangere la mancata schiforma, siamo pur sempre figli di Dante, dell’amor che move il sole e l’altre stelle : la modernità che ci piace, non può non tenerne conto . Il senso comune oggi è giunto al di là del bene e del male, ma chi va oggi al di là del senso comune?
ANNA FERRARO

AL NETTO DELLE BELLE PAROLE.
QUANDO LA POLITICA… 
