“Teano fu. Siccome immobile, Dato il mortal sospiro, Stette la spoglia immemore Orba di tanto spiro, Così percossa, attonita La terra al nunzio sta, Muta pensando all’ultima Ora della Città fatale; Nè sa quando una simile Orma di piè mortale La sua cruenta polvere A calpestar verrà”. Non potevamo trovare migliore incipit, quali sono i versi de “Il cinque maggio” di A. Manzoni, dove la “spoglia”, in questo caso, non è quella di Napoleone Bonaparte, bensì, purtroppo, quella della Città di Teano, per commentare quanto avviene via Facebook tra Danilo Raimondi, Carlo Barra e Luciano Passariello, intorno allo stato comatoso della loro Città. “Mammamia che tarantelle!”. C. Barra: “Danilo una osservazione…per avere “la Teano turistica” necessiterebbe avere una visione …anche turistica del settore. Mi spiego meglio: come può una politica che non sente e percepisce come belle arti le cose che ci circondano, poi proporle agli altri? Ed ancora, bisogna essere prima appassionati e turisti del settore per poterle vedere come volano di sviluppo. La verità è che piace ed è più facile affidarsi alla sagretta o alla bevuta sostenendo di fare “cultura” anzi che pensare all’inserimento in un percorso a tema a più ampio respiro. Per essere brutale: tutti parlano di turismo e beni culturali, ma la verità è che non piacciono e si cerca di portare avanti ciò che più identifica”. Vedi colonnina ricariche elettriche P.zza Duomo, n.d.r
D.Raimondi: “Per questo deve esserci una “selezione” di candidati ed elettori. Votare per partito preso o per “familismo” è un cancro da debellare. Chi è libero da vincoli deve aprire gli occhi e farsi sentire quando, tra un anno, andranno a bussare alla porta per pretendere il voto. E poi i BBCC non sono un’opinione, sono una risorsa strategica locale e come tale va sfruttata a prescindere dai gusti personali (lo stesso discorso vale per l’agricoltura, i beni paesaggistici, le industrie ecc..). Chi fa politica ha l’obbligo di avere una visione… o di farsi da parte se non è capace!”. L. Passariello: “Per farlo occorre esserne capaci, altrimenti fai la fine della volpe con l’uva”. E via cantando con Renato Carusone: “C′erano tre cumpari sunatur, Sunavano e sapevano cantà, Parevano tre grandi profussur, Giuanni, francescil, e tompasca”. “Mammamia che tarantelle!”. Però, grazie ai tre, possiamo affermare che vivaddio ancora scorre del buon sangue tra i vicoli di Teano. E tutto ciò, è ulteriore motivo per farci alzare la pressione sanguigna constatando che, allo stato, “La verità è che piace ed è più facile affidarsi alla sagretta o alla bevuta sostenendo di fare “cultura” anzi che pensare all’inserimento in un percorso a tema a più ampio respiro”, che, allo stato, “Per questo deve esserci una “selezione” di candidati ed elettori. Votare per partito preso o per “familismo” è un cancro da debellare” e che, allo stato, “Per farlo occorre esserne capaci, altrimenti fai la fine della volpe con l’uva”. Queste dei tre, sono delle analisi crude, ma vere, inoppugnabili, che confermano come a Teano, da tempo ormai la politica è basato sul fatto che “E sciabole stanno appese e ‘e foderi cumbattono“. E che finché il popolo non si convince che “la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione” (Platone), la Città di Teano è destinata irrimediabilmente, “Siccome immobile, a dare il mortal sospiro”.
Pasquale Di Benedetto
“MAMMAMIA CHE TARANTELLE!” TRA RAIMONDI, BARRA E PASSARIELLO!!!
Ma ‘sta metropolitana ‘a state facenno o ‘a state cercanno? 
