Negli ultimi giorni, la questione dell’acqua non potabile a Teano ha generato preoccupazione e domande legittime da parte di famiglie e cittadini. Domande che, in una comunità sana, dovrebbero trovare risposte chiare e tempestive da parte delle istituzioni competenti.
L’articolo pubblicato da PaeseNews, nel quale il personale scolastico si stringe intorno alla dirigente dell’Istituto Vincenzo Laurenza di Teano, sembra però spostare l’attenzione dal problema reale: la gestione dell’emergenza. Nessuno – né cittadini, né genitori, né la stampa locale – ha messo in discussione la professionalità della dirigente. Il punto sollevato da Il Messaggio Teano riguarda come è stata affrontata una situazione delicata, non la persona che ricopre il ruolo.
Il tema è semplice:
- L’acqua non è potabile.
- Le scuole sono rimaste aperte.
- Le scorte di gel sono finite.
- È stato chiesto alle famiglie di mandare i bambini a scuola con gel personale.
- Non è chiaro come siano stati puliti gli ambienti, soprattutto in un periodo di virus e influenze.
Sono domande che qualunque genitore si porrebbe. Sono domande che qualunque cittadino ha il diritto di fare.
Ricordiamo inoltre che la competenza di chiudere le scuole è del sindaco, non della dirigente. E infatti Il Messaggio Teano ha ribadito proprio questo: la responsabilità della decisione non è della scuola, ma del Sindaco di Teano.
Per questo sorprende che l’articolo di PaeseNews trasformi una richiesta di chiarimenti in un presunto attacco personale. Difendere la dirigente va benissimo, ma farlo ignorando completamente i fatti rischia di apparire più come un esercizio di compiacenza che come un contributo informativo.
La comunità non ha bisogno di schieramenti emotivi, ma di risposte concrete:
- L’acqua è sicura?
- Come vengono puliti gli ambienti scolastici senza acqua potabile?
- Sono stati effettuati controlli?
- Perché non è stata valutata una chiusura temporanea, come avviene altrove in casi analoghi?
- Perché, a distanza di giorni, non sono arrivate comunicazioni chiare?
Chiedere trasparenza non significa attaccare nessuno. Significa esercitare un diritto. Significa pretendere che, quando si parla di bambini, la prudenza venga prima di tutto.
La cittadinanza non vuole polemiche, vuole informazioni. E soprattutto vuole che, in situazioni delicate come questa, si parli dei fatti – non delle simpatie personali.
La Redazione

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