Nella giornata odierna una testata locale ha pubblicato l’intervista a una madre che ha denunciato l’esclusione del figlio — un alunno con disabilità — dal modulo PON di Ceramica organizzato dall’Istituto Comprensivo Vincenzo Laurenza di Teano. La donna ha espresso forte amarezza, arrivando a parlare di discriminazione, bullismo e razzismo.
Le sue dichiarazioni hanno immediatamente suscitato attenzione e dibattito. Per questo motivo, come redazione, abbiamo ritenuto utile ricostruire il funzionamento del progetto e i criteri previsti dal bando, così da offrire ai lettori un quadro più completo della vicenda.
CHE COS’È IL PON
Il PON, acronimo di Programma Operativo Nazionale, è un piano di interventi finanziato dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Istruzione con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’istruzione, potenziare le competenze degli studenti e rafforzare le infrastrutture scolastiche. Attraverso i PON, le scuole possono attivare moduli formativi aggiuntivi — come laboratori, corsi specialistici e attività extracurricolari — seguendo criteri di selezione stabiliti da linee guida ministeriali.
COME FUNZIONA IL PON E PERCHÉ ESISTONO CRITERI DI SELEZIONE
Il modulo di Ceramica rientra proprio in questi progetti. Quando le domande superano i posti disponibili — circostanza molto frequente — le linee guida ministeriali prevedono l’adozione di criteri oggettivi per stilare una graduatoria.
Nel bando pubblicato dall’istituto, tra i parametri di selezione è stato inserito il voto di comportamento, criterio utilizzato da molte scuole italiane perché misurabile, verificabile e pienamente conforme alle indicazioni ministeriali.
Il numero dei partecipanti, inoltre, è necessariamente limitato. Le ragioni sono tecniche e organizzative:
- il modulo richiede la presenza di un esperto e di un tutor, figure che devono essere individuate tra personale qualificato interno o tramite bando esterno;
- il laboratorio prevede attività manuali delicate, come modellazione e decorazione;
- è previsto l’utilizzo di un forno per ceramica, che può raggiungere temperature molto elevate, anche oltre i 1000 gradi, e che impone rigide condizioni di sicurezza.
Si tratta quindi di un corso che, per sua natura, non può accogliere un numero elevato di studenti.
LE ACCUSE DELLA MADRE E IL CONTESTO PIÙ AMPIO
La madre dell’alunno ha collegato l’esclusione alla condizione di disabilità del figlio, parlando di un clima discriminatorio e richiamando episodi di bullismo e razzismo.
Si tratta di accuse molto gravi, che meritano ascolto e attenzione. Tuttavia, secondo quanto emerge dalla documentazione ufficiale, la procedura di selezione del PON risulta basata esclusivamente sui criteri oggettivi previsti dal bando, senza alcun riferimento a condizioni personali o familiari.
È utile ricordare che la dirigente scolastica, Ing. Fiorella Musella, negli anni ha promosso numerose iniziative contro il bullismo e il razzismo nei vari plessi dell’istituto, segno di una sensibilità consolidata su questi temi.
UN TEMA DELICATO CHE RICHIEDE EQUILIBRIO
La vicenda mette in luce una realtà complessa: le difficoltà quotidiane che vivono molte famiglie con figli con disabilità possono amplificare la percezione di ingiustizia in situazioni già di per sé delicate.
Allo stesso tempo, è fondamentale distinguere tra il vissuto emotivo — sempre legittimo — e le procedure amministrative, che devono basarsi su criteri trasparenti e verificabili.
Il caso del PON di Ceramica dimostra quanto sia importante mantenere un dialogo sereno e informato tra famiglie, scuola e comunità. Le emozioni in gioco sono forti, ma la ricostruzione dei fatti aiuta a comprendere che l’esclusione dell’alunno sembra derivare dai criteri previsti dal bando e non da motivazioni discriminatorie.
Come testata, il nostro obiettivo è offrire ai lettori un’informazione chiara, completa e rispettosa, affinché ciascuno possa farsi un’opinione basata sui fatti.
La Redazione

PON DI CERAMICA, SCOPPIA IL CASO: RICOSTRUZIONE DI UNA VICENDA COMPLESSA
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